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giovedì 24 aprile 2008

I maniaci settentrionali

I maniaci settentrionali amano l'ordine e le camicie verdi, e tracciano linee di confine ovunque, anche nel salotto di casa.
Non sono nè di destra nè di sinistra, fieri di prendere il peggio da entrambi gli schieramenti.
Discendono da un antico popolo barbaro, e ci tengono a mantenere la loro brutale etichetta: agli argomenti preferiscono gli insulti, deliziando le nordiche platee con comizi a metà tra cori da stadio e concerti punk.
Amano così tanto il nord al punto di dimenticarsi di essere quasi tutti originari del sud, e si ripuliscono la coscienza da questo orribile colpa bevendo la sacra acqua del Pò, che, edulcorata da scarichi industriali, produce strane modificazioni dell'animo umano capaci di trasformare chiunque in Borghezio o Calderoli.
Dotati di indubbia virilità, gli uomini padani ce l'hanno duro, ma ossessionati come sono dalla caccia agli immigrati finiscono per usare le loro preziose estensioni solo come manganelli, costringendo così le donne leghiste a consolarsi con Giorgio Mastrota e le sue mirabolanti batterie di pentole.
Preoccupati di conservare il più a lungo possibile la propria ignoranza, non leggono e non vanno al cinema, e vivono nel terrore di trovarsi, anche solo per caso, a pensare.
Odiano Roma ladrona, e le città più a sud della capitale neanche le nominano, ritenendole troppo vicine all'Africa per meritare il seppur minimo sforzo dialettico.
Grazie al carisma di Bossi, l'eleganza di Calderoli e la tolleranza di Borghezio han vinto le elezioni, e sperano in un nord di puro sangue padano.
I maniaci settentrionali sognano un mondo peggiore, ed ora lo avranno.

lunedì 3 marzo 2008

Sotto l'aiuola

Il pomeriggio di giugno è un pallone che rotola veloce per la strada.
La città, sedotta dal primo sole estivo, si diverte a farsi bella, colorandosi delle sue tonalità più brillanti.
Due bambini giocano in un parcheggio per le macchine, finalmente liberi dai noiosi impegni scolastici.
- Ti va di andare a cercare un tesoro, come Indiana Jones?-
L'aiuola davanti al muro non è solo l'unico posto in cui scavare in un mare di cemento, è un nascondiglio perfetto per chiunque avesse voluto seppelire il suo prezioso scrigno.
-Per me sono stati i Pirati-
- Ma cosa dici..Come fanno ad esserci stati i Pirati a Roma? Sono stati gli antichi romani.-
Dopo un breve diverbio, preoccupati dall'idea di perdere un amico ancor prima di trovare il tesoro, si accordano per dei pirati provenienti dall'antica Roma.
La terra non è facile da scavare a mani nude, e le unghie diventano subito nere, presto seguite da gomito e maglietta: la mamma troverà di che lamentarsi, ma l'avventura vale di più di mille rimproveri.
All'improvviso una mano sbatte contro qualcosa di duro.
-Eccolo!-
- Sei sicuro?-
-Tocca qui-
Le mani diventano due, e l'entusiasmo raggiunge vette inarrivabili.
- Abbiamo trovato il tesoro- L'abbraccio è immediato, la felicità dipinta sui volti.
- Cosa sarà?- si chiedono, mentre tolgono l'ultima terra dalla buca.
- Non lo so. Di solito c'è oro..-
-Le figurine ci sono? E La cioccolata?-
- Speriamo-
Quando finiscono di scavare, i due si guardano stupiti. Davanti a loro non c'è nessuno scrigno, ma solo asfalto.
- Ma quello è...?- si chiedono, e la risposta è una dolorosa consapevolezza.
Crescere è un pò come sentirsi derubati delle proprie illusioni, e quel pomeriggio di giugno, due bambini tornarono a casa molto più vecchi di come quando erano usciti.

mercoledì 13 febbraio 2008

Fuck (Fornication Under The Consent of The King)

Quel lontano 14 febbraio del 1540 Martin si svegliò con un certo formicolio nel suo basso ventre. Provò a mandare una mano in esplorazione, e scoprì che lì sotto si era eretta una colonna che non ne voleva sapere di restare prigioniera dei suoi mutandoni.
Veloce si liberò dell'impaccio e cominciò a muoversi in direzione di sua moglie, che giaceva supina fra le braccia di Morfeo.
- Che c'è?- chiese lei, ancora intontita dal sonno.
Lui fece per rispondere, ma la sua rigida virilità fu più chiara di cento parole.
- Martin!- esclamò Gloria, con un sorriso malizioso che faceva presagire tutto per il meglio.
Purtroppo quelli erano tempi veramente sfortunati, e finanche per svolgere il proprio dovere coniugale bisogna chiedere l'autorizzazione reale: Martin, da buon cittadino, si era fatto dare la sua bella targhetta, che esposta fuori dalla porta, garantiva una felice convivenza dell'uomo e della donna nell'estasi dell'amore.
Proprio quel giorno però qualcuno era passato davanti all'abitazione di Martin e Gloria, e spinto da un'altra irrevocabile necessità mattutina, si era preso la targhetta per godersi un pò di dolce su e giù.
Così Martin, uscito per scrupolo a controllare, si ritrovò con un inconsolabile vuoto e la dolorosa possibilità di un tris di diverse tonalità in bianco: la porta, la sua faccia, e quell'urgenza che tesa premeva per la sua realizzazione.
Per un momento pensò di entrare e di fare sua Gloria anche senza autorizzazione, ma era un buon cittadino, e non avrebbe deluso il suo re.
Da buon inglese però, non rinunciò neanche al suo obiettivo, si vestì in un attimo e salutò sua moglie promettendole che presto avrebbero avuto una nuova dispensa.
Londra di mattina non è mai stata la città adatta a chi ha una ragionevole fretta, e anche se non c'era ancora l'ombra di un'automobile, il traffico era comunque un ostacolo insormontabile.
Martin cercò di fare del suo meglio, coniungando la volontà di raggiungere al più presto il funzionario reale a quella di non perdere la sua erezione.
Sfortunatamente si trovò bloccato da un carretto pieno di maiali, il cui odore non era certo il massimo per conservare intatta la sua bella colonna, e poi a tu per tu con una grassa e sformata vecchina che si lamentava di tutto: la sua mente compì un raffinato sforzo di astrazione per staccarsi da quell'angusta realtà, ed avrebbe comunque abbandonato le armi se in quel momento non fosse passata una graziosa donna dal petto robusto.
Arrivò all'ufficio che era un bagno di sudore. Insieme al funzionario addetto al rilascio della targhetta c'era un prete. Martin non si chiese neanche cosa ci facesse, ma andò dritto al dunque.
Il rappresentante di Cristo lo squadrò con aria severa, e poi prese ad indicare un pezzo di carta affisso al muro.
- Giovanotto, lei mi sorprende! Vuole forse dirmi che non sa che giorno è oggi?-
-No-
- Oggi è l'anniversario del matrimonio del re. In questo giorno di festa, solo il sovrano può procreare con la regina. Tutti gli altri sudditi osservano un giorno di castità per ringraziare Dio di averci donato un così buon re.. -
Martin avrebbe voluto distruggere quell'ufficio seduta stante, ma la coscienza civica è una cosa seria, così uscì dalla stanza senza dire una parola.
Con l'eccitazione ormai tramutata in un impotente rabbia, Martin si guardò nei pantaloni, e constatò tristemente che quella che fino a poco tempo prima era stata una fiera colonna era ormai diventata un semplice salsiciotto.
In preda a sentimenti poco nobili guardò verso il palazzo reale, e pronunciò un sonoro Fuck!, che per la prima volta fu usato come espressione di dissenso e non come descrizione di una curiosa procedura burocratica.

di Falsa Senza Dubbio

domenica 3 febbraio 2008

La verità?

La verità non mente mai, ed è sempre sicura di sè al punto da risultare troppo spesso presuntuosa.
Và dritta per la sua strada, e quando curva, la prende talmente larga che è come se non volesse girare più.
Viziata e un pò vanesia, passa intere giornate allo specchio ad apprezzare la sua eterna bellezza.
Intransigente ed insofferrente, non accetta altri punti di vista, e tende a dividere piuttosto che ad unire: " O con me o contro di me" è il suo indiscutibile modo di fare.
Così, finisce per avere tanti padroni ma nessun amico,anche se è convinta del contrario, e proprio non si riesce a dissuaderla.
La verità crede in unico Dio, altruista, buonista, qualunquista, perfino un pò fascista e un pò comunista, ma mai pluralista, che se si è in due, uno ha per forza torto.
Quando fa le domande, già conosce le risposte, e se chiede qualcosa, è solo per dimostrare la propria superiorità culturale.
Ama il dibattito come un bambino i pomeriggi dal dentista: ascolta annoiata quando è il suo turno di stare in silenzio e parla in preda ad un estatico entusiasmo quando arriva il suo (giusto) momento.
È magnanima, ma solo nella sconfitta, perchè il dialogo è roba da perdenti.
La verità è in tutti noi e in nessuno, e spesso ci serve per sentirci sinceri, veri, migliori.
La verità è un punto esclamativo, e se proprio volete farla arrabbiare, dovete metterla in dubbio.
La verità?

sabato 22 dicembre 2007

Natale in famiglia

Questa settimana per la nostra rubrica chiacchiere fra amiche incontriamo la famosa scrittrice Desideria D'Amore, autrice di grandi successi come "Il candore dell'amore non si macchia mai " , "Il mio quinto marito mi ha tradito con il quarto" e " Lillo, quant'è bello il tuo birillo!".
Desideria ci accoglie nella sua grande casa sulle sponde del Lago di Como, circondata dalle sue amate rose e dal suo cane, un delizioso incrocio fra un pechinese e un barboncino.
Mentre sorseggiamo del caffè decaffeinato al sapore di thè arcobaleno, cominciamo la nostra intervista.
Allora Desideria, parlaci un pò di te, del tuo mondo, le lettrici sono curiose di conoscere la tua vita
Non c'è poi molto da raccontare. La mia vita è normalissima. Sono nata in Italia, ma sono cresciuta in Sud Africa, dove mio padre aveva una gigantesca tenuta agricola, praticamente mezzo paese. Quando è precipitato nell'Oceano Indiano con il suo aereo sperimentale io e la mamma ci siamo trasferite a New York, a casa dei nonni.
Poi lei si è sposata con un ricco petroliere arabo, ed è andata a vivere a Dubai.
Io non sopportavo di vivere prigioniera in un attico al 25 piano nel grattacielo del nonno, così ho lasciato Manhattan e sono venuta in Italia. Da allora ho avuto sei mariti e ho cambiato casa 25 volte, e un giorno per gioco ho cominciato a scrivere ed eccomi qui...
Eppure, con una vita così monotona, hai trovato il tempo per immaginarti amori da favola capaci di fare sognare migliaia di lettrici
Sai, negli anni 80 erano tutti o imprenditori o scrittori. In quegli anni io avevo un marito e un amante che poi hanno finiti per scambiarsi i ruoli, e tanto tempo libero. In fondo sono sempre stata una gran romantica, fin da bambina sognavo un principe azzurro dagli assegni in bianco e il conto mai in rosso.
Hai da poco finito di scrivere "Lillo, quant'è bello il tuo birillo", una romantica storia d'amore tra una donna di mezz'età e il suo talentuoso giardiniere di colore. A cosa ti sei ispirata?
Ma, sai io ho sempre pensato che le dimensioni più importanti siano quelle dell'anima, però, come vedi, ho tante rose e tanti giardinieri, e uno di loro mi ha mostrato che poi in fondo un albero è bello soprattutto quando è alto.
Come saprai, siamo tutte con il fiato sospeso in attesa di conoscere il tuo prossimo romanzo: puoi farci qualche anticipazione?
Anche se il mio editore mi ucciderà, posso dirvi che il titolo provvisorio è Natale in famiglia, e si tratta della commovente storia di tre fratelli che durante la cena della vigilia scopriranno di essere nello stesso tempo cugini e nonni di loro stessi.
Interessante. Come mai questo tema?
Bè, sai oggi la famiglia è allo sfascio. Così ho immaginato una situazione in cui tutti sono allo stesso tempo parenti, amanti, amici, nemici, in una generale confusione dove chiunque può essere chiunque.
Quant'è vero! Detto da te poi , che hai avuto sei mariti e dodici figli, di cui due sposati fra loro, sembra ancora più reale.
Sai, forse questo è il libro più autobiografico di tutti.
Desideria, a nome di tutte le lettrici ti ringrazio per quest'intervista, e ti auguro ogni bene.
Grazie, lo merito veramente.

Ancora emozionata mi allontano dalla villa mentre il cagnolino di Desideria mi morde delicatamente la gamba destra, così senza pensarci troppo lo prendo per la collottola e lo scaravento al centro del lago, dove probabilmente affogherà.
Che bello che è l'amore, sospiro, in preda ad un'emozione che durerà al lungo, almeno per i prossimi 2 minuti.

scritto da Falsa Senza Dubbio.

domenica 2 dicembre 2007

Ti amo ( and the fucking devil doesn't)

Lei è minuta, due occhi brillanti nascosti in un corpicino da bambina. Ha vent'anni, frequenta l'università con puntigliosa meticolosità e ama la musica zuccherosa: Ramazzotti, Antonacci e gli Zero Assoluto, per alzare oltre il limite la glicemia da ascolto.
Lui è un orso travestito da uomo, i capelli lunghi a nascondergli il volto e le cuffie sempre collegate all'orecchio. Ha vent'anni, frequenta l'università da latitante e ama la musica metal: sua nonna ha già tentato, con scarso successo, tre esorcismi per scacciare il maligno dal suo nipote preferito.
Si conoscono in un giorno di pioggia, lui, nero come le nuvole, preferisce bagnarsi piuttosto che rovinare il suo look tenebroso, lei, sorridente come da pubblicità, si avvicina con il suo ombrello rosa sgargiante.
- Guarda che così ti bagni- suggerisce lei, calcando sull'ovvietà della battuta per mettere in risalto la sua testa ancora asciutta, frutto di una migliore organizzazione di base.
Guarda dove sono i bagni, capisce lui, a causa di un riff di chitarra al quale si aggiunge all'improvviso un doppio pedale di batteria; con la mano destra indica l'interno dell'edificio.
- Lo che all'interno non ti bagni, volevo solo essere gentile-
Il batterista comincia a picchiare ancora più forte, e così nell'orecchio di lui la frase diventa Mi ci accompagni? Mi piaci da morire..
Stupito da un interesse inaspettato, lui si toglie le cuffie e le sorride con dolcezza.
Lei replica meravigliata e comincia a fissare quell'omone con nuovo entusiasmo.
Lui le sfiora la mano e delicatamente la prende in braccio,ed insieme si incamminano verso una nuova vita: per una nonna che finalmente si ritiene soddisfatta, ce n'è un'altra che chiede il numero di un buon esorcista.

venerdì 23 novembre 2007

Il Re della Palestra ( secondo intermezzo)

Il re della palestra non discende da un lignaggio importante: ha il sangue blu, ma solo in conseguenza di un cocktail di anabolizzanti e proteine di discussa derivazione animale.
I suoi modi sono rudi e virili, degni di un fiero e possente barbaro che al proprio cavallo ha sostituito una cyclette motorizzata.
Goffo e ingessato nei suoi abiti civili, egli si riscatta nel trionfo di una canottiera che esalta il suo impettito busto.
Nella destra stringe un asciugamano, simbolo della benevolenza regale, e nella sinistra una dettagliata tabella di marcia.
I suoi sudditi, stremati dall'attività fisica, lo guardano riscaldarsi all'infinito prima di eseguire il suo unico esercizio: il re , novello Paganini, emette una tutt'altro che delicata sinfonia di gemiti e mugugni, prima di rialzarsi dalla panca più marmoreo di prima.
Lo sguardo, apparentemente severo, si scioglie spesso in fragorose e giovali risate di scherno nei confronti dei suoi cortigiani, i quali, in attesa di ascendere al titolo nobiliare, sbuffano e faticano nella palestra.
La sua è un'ironia gentile, che si concentra spesso sulle virtù femminili, esaltate come esempi di bellezza pura e mai volgare: egli è un mecenate dell'arte che esalta le graziose nudità della genie di Afrodite.
Prodigo di consigli e raccomandazioni, il re ha sempre un anedotto pronto per qualsiasi occasione, una storia leggendaria che i bardi di tutte le corti cantaneranno nelle fredde sere d'inverno.
Unico Gallo nel suo pollaio, il re non ammette alcun rivale, ma solo piccoli pulcini che un giorno sapranno prendere il suo posto.
Lucido interprete della ferrea etichetta cerimoniale, attende il consueto squillo di tromba prima di ritirarsi nei suoi appartamenti, costretto ad abdicare di fronte ad un potere più forte del suo. Quello di sua moglie, che trafelata lo chiama al cellulare.
- A Mario, ma che stai ancora in palestra!! Sbrigate, che tra un pò arriva mia madre...e mi raccomando, ricordate di fare la spesa prima...-
Il re si limita ad un timido cenno di assenso, nei suoi occhi si è spento quel fuoco che infiammava il suo animo guerriero.

mercoledì 7 novembre 2007

Neanche con i superpoteri ( intermezzo)

- Lo vedi quello con il costume blu?- disse l'Uomo orso, indicando con il dito fuori dalla finestra.
- Sopra il grattacielo?-
-Esattamente. Lo sai chi è?-
Supergatto Bionico fece segno di no con il muso- Qualcuno di importante?-
- Suo padre lo è. Pensa che a scuola non riusciva a superare neanche le più elementari prove di superpoteri, e guardalo adesso... è supereroe di primo livello..se non è raccomandato lui..-
- E poi ci chiediamo perchè il crimine prospera...Speriamo che almeno questo colloquio vado bene-
- Difficile- fece allisciandosi i finti peli sul muso di metallo- sai ormai è tutto così, se non conosci qualcuno non trovi lavoro-
- Io all'inizio non volevo aiuti. Mi sembrava di essere bravo. Con l'istinto del berserk faccio a pezzi cinque nemici con due sole zampate-
- E non ti è servito?-
- No. Mi chiedevano sempre se avevo qualche esperienza pregressa con dei super cattivi-
- Sempre la stessa storia.. Come faccio ad aver fatto esperienza se nessuno mi assume prima?-
- Già... Così mi sono lasciato convincere da mia madre..C'è sua cugina che è amica intima della zia dell'Uomo Ragno.. Peter mi ha trovato un posto nell'intrattenimento per bambini. Non il massimo, ma almeno ora ho un lavoro.-
- E dire che proprio lui ha trovato lavoro subito.All'inizio non era poi neanche tutto questo granchè-
- Sai com'è, negli anni 60 i supereroi erano una novità, e poi erano di meno. Oggi tra scuole e master di specializzazione non ci si capisce più nulla.-
- Non dirlo a me. Mio padre voleva che facessi legge, ci ha messo un pò ad accettare che mi ero iscritto alla scuola degli X-Men. Adesso, se non trovo lavoro chi lo sente più...-
Dal corridoio uscì una segretaria con in mano un foglio di carta.
-L'Uomo Orso- fece con tono impersonale - Prego da questa parte-
- Buona Fortuna- gli augurò con un pizzico di ipocrisia il Supergatto
-Grazie- rispose l'Orso, prima di passare in modalità Berserk.
Questa volta sarebbe stata quella buona.

domenica 22 luglio 2007

Interludio:Frankestein 1945

Sorvegliare quel laboratorio era terribilmente noioso. Per fortuna c'era Fransiska.
Un perfetto esempio della superiorità della razza ariana: una bionda di un metro ed ottanta con un fisico di stupefacente bellezza. Quando entrò dalla porta, Uwe ebbe un sussulto. Sotto il camice bianco della sua collega si potevano intravedere i contorni neri del reggicalze. Uwe cominciò a sentire come un fastidioso limite la patta dei suoi pantaloni. Con un gesto veloce della mano, lei gli venne in aiuto sbottonando la cerniera.
- Dobbiamo sbrigarci, tra mezz'ora devo trovarmi nello studio del professore-
- Non ti preoccupare- disse lui, togliendole il camice.
Fransiska si sedette sopra il tavolo, e con le gambe aperte sembrava invitarlo alla penetrazione.
- Lì no, il professore è stato categorico. La macchina non deve essere in alcun modo sfiorata.-
In tutta risposta, lei divaricò ancora di più le gambe.
Neanche la Grande MadrePatria Germania poteva avere un effetto più forte su di lui.
Con il cervello ormai ostaggio del testosterone, si calò i pantaloni e si diresse esattamente dove la suo libido aveva deciso.
Nella struggente estasi dell'amore, sfiorò senza neanche accorgersene uno dei due elettrodi della macchina.
Un'imprevista impennata dell'interruttore delle radiazioni concise con un fortunato orgasmo simultaneo.

- Allora professore, sono impaziente di vedere il risultato dei suoi esperimenti-
- Quello che sta per vedere è solo il primo esemplare di una nuova specie- disse Mengele, srotolando un telo sopra di un'enorme gabbia.
-Certo, come potrà notare è ancora un prototipo- fece, indicando una gigantesca creatura deforme- Le imperfezioni del corpo sono dovute ai cadaveri che abbiamo avuto a disposizione negli ultimi tempi.. Spero in futuro di poter disporre di qualcosa di più intero-
- Se il risultato è in linea con le nostre aspettative, lei non dovrà più preoccuparsi di niente-
-Perfetto- congolò il professore sfregandosi le mani.- Fate entrare i prigionieri.- urlò ad uno dei suoi collaboratori- Ora le farò vedere di cosa è capace questo mostro-
- Sembra così tranquillo-
- Sono le sbarre. Ha imparato a conoscere che possono fargli molto male-
- Sono elettrificate?-
- Naturalmente- disse indicando il metallo.
La creatura in fondo alla gabbia sembrava quasi inerme. Seduta con la testa china sulla spalla, assomigliava ad una statua realizzata con le proporzioni sbagliate. Il braccio destro, decisamente più lungo del sinistro, era appoggiato a terra. Solo gli occhi davano piccoli cenni di vita. Di un verde brillante, erano l'unico vero legame apparente di quell'essere con la razza umana.
Si spalancò la porta. Un gruppo di prigionieri entrò nella sala.C'erano soprattutto donne e bambine. Il professore fece un cenno ad uno dei suoi collaboratori, poi con voce pacata si diresse al suo interlocutore.
- Si allontani. è necessario prendere le dovute precauzioni-
-è sicuro che si tratti di un test significativo? Si tratta di donne e bambini, e per giunta di razza inferiore.-
-Cambierà idea quando saranno fatti a pezzi- disse il professore prima di attivare l'elettricità intorno alla gabbia.
Il suo sguardò si diresse su di una ragazzina dal fisico consunto e l'espressione fissa, come persa nel vuoto. - Faccia entrare quella bambina per prima- ordinò ad un suo collaboratore.
- Ma è uno scricciolo! Quasi non si regge in piedi-
- Più sono deboli, più lo irriteranno-
La piccola entrò nella gabbia, ed un secco rumore metallico indicò che era prigioniera.
Si muoveva con un'estrema lentezza, ma non per la paura. In effetti era talmente stanca che non aveva neanche capito dove si trovasse con esattezza.
La creatura in fondo alla gabbia si alzò senza fretta, e con passi altrettanto lenti si avvicinò alla bambina. Non fece in tempo a sfiorarla che lei svenne. Il suo corpicino denutrito si piegò a terra come un fuscello spinto dal vento. Prima dell'urto con il suolo, il gigante la prese con la mano, e delicatamente la sollevò in grembo.
- Bè che sta facendo? Non dovrebbe farla a pezzi?-
- Un attimo di pazienza capitano. Solo un momento-
Un arcobaleno di colori per un momento si riflesse nelle lenti del professore.
Dopodichè, la creatura poggiò la bambina a terra. Il colorito della pelle era diventato di un rosa vivo, ed anche il corpo non sembrava più così denutrito. La ragazzina aprì gli occhi e cominciò a camminare.
- Complimenti professore. Aveva detto che mi avrebbe dato un mostro d'incredibile ferocia, e tutto quello che mi ritrovò è un disgustoso ed inutile obbrobrio. Sparate- fece ai suoi soldati, indicando la gabbia.
- Nooo!!! Ha curato la bambina.. Non è un il guerriero che le avevo promesso, ma potrebbe esserci ugualmente utile-
- Professore, i suoi vaneggiamenti non mi interessano più.Da questo momento, lei è destiuito dalla sua carica- disse con voce ferma, mentre i mitra dei suoi soldati venivano scaricati contro la creatura nella gabbia.
Sangue di un brillante colore arcobaleno cominciò a scorrere sul terreno, ma del mostro non ce n'era più traccia.
-Ti troverò, ovunque tu sia andato- mormorò il professore sottovoce.