Quel lontano 14 febbraio del 1540 Martin si svegliò con un certo formicolio nel suo basso ventre. Provò a mandare una mano in esplorazione, e scoprì che lì sotto si era eretta una colonna che non ne voleva sapere di restare prigioniera dei suoi mutandoni.
Veloce si liberò dell'impaccio e cominciò a muoversi in direzione di sua moglie, che giaceva supina fra le braccia di Morfeo.
- Che c'è?- chiese lei, ancora intontita dal sonno.
Lui fece per rispondere, ma la sua rigida virilità fu più chiara di cento parole.
- Martin!- esclamò Gloria, con un sorriso malizioso che faceva presagire tutto per il meglio.
Purtroppo quelli erano tempi veramente sfortunati, e finanche per svolgere il proprio dovere coniugale bisogna chiedere l'autorizzazione reale: Martin, da buon cittadino, si era fatto dare la sua bella targhetta, che esposta fuori dalla porta, garantiva una felice convivenza dell'uomo e della donna nell'estasi dell'amore.
Proprio quel giorno però qualcuno era passato davanti all'abitazione di Martin e Gloria, e spinto da un'altra irrevocabile necessità mattutina, si era preso la targhetta per godersi un pò di dolce su e giù.
Così Martin, uscito per scrupolo a controllare, si ritrovò con un inconsolabile vuoto e la dolorosa possibilità di un tris di diverse tonalità in bianco: la porta, la sua faccia, e quell'urgenza che tesa premeva per la sua realizzazione.
Per un momento pensò di entrare e di fare sua Gloria anche senza autorizzazione, ma era un buon cittadino, e non avrebbe deluso il suo re.
Da buon inglese però, non rinunciò neanche al suo obiettivo, si vestì in un attimo e salutò sua moglie promettendole che presto avrebbero avuto una nuova dispensa.
Londra di mattina non è mai stata la città adatta a chi ha una ragionevole fretta, e anche se non c'era ancora l'ombra di un'automobile, il traffico era comunque un ostacolo insormontabile.
Martin cercò di fare del suo meglio, coniungando la volontà di raggiungere al più presto il funzionario reale a quella di non perdere la sua erezione.
Sfortunatamente si trovò bloccato da un carretto pieno di maiali, il cui odore non era certo il massimo per conservare intatta la sua bella colonna, e poi a tu per tu con una grassa e sformata vecchina che si lamentava di tutto: la sua mente compì un raffinato sforzo di astrazione per staccarsi da quell'angusta realtà, ed avrebbe comunque abbandonato le armi se in quel momento non fosse passata una graziosa donna dal petto robusto.
Arrivò all'ufficio che era un bagno di sudore. Insieme al funzionario addetto al rilascio della targhetta c'era un prete. Martin non si chiese neanche cosa ci facesse, ma andò dritto al dunque.
Il rappresentante di Cristo lo squadrò con aria severa, e poi prese ad indicare un pezzo di carta affisso al muro.
- Giovanotto, lei mi sorprende! Vuole forse dirmi che non sa che giorno è oggi?-
-No-
- Oggi è l'anniversario del matrimonio del re. In questo giorno di festa, solo il sovrano può procreare con la regina. Tutti gli altri sudditi osservano un giorno di castità per ringraziare Dio di averci donato un così buon re.. -
Martin avrebbe voluto distruggere quell'ufficio seduta stante, ma la coscienza civica è una cosa seria, così uscì dalla stanza senza dire una parola.
Con l'eccitazione ormai tramutata in un impotente rabbia, Martin si guardò nei pantaloni, e constatò tristemente che quella che fino a poco tempo prima era stata una fiera colonna era ormai diventata un semplice salsiciotto.
In preda a sentimenti poco nobili guardò verso il palazzo reale, e pronunciò un sonoro Fuck!, che per la prima volta fu usato come espressione di dissenso e non come descrizione di una curiosa procedura burocratica.
di Falsa Senza Dubbio
mercoledì 13 febbraio 2008
domenica 3 febbraio 2008
La verità?
La verità non mente mai, ed è sempre sicura di sè al punto da risultare troppo spesso presuntuosa.
Và dritta per la sua strada, e quando curva, la prende talmente larga che è come se non volesse girare più.
Viziata e un pò vanesia, passa intere giornate allo specchio ad apprezzare la sua eterna bellezza.
Intransigente ed insofferrente, non accetta altri punti di vista, e tende a dividere piuttosto che ad unire: " O con me o contro di me" è il suo indiscutibile modo di fare.
Così, finisce per avere tanti padroni ma nessun amico,anche se è convinta del contrario, e proprio non si riesce a dissuaderla.
La verità crede in unico Dio, altruista, buonista, qualunquista, perfino un pò fascista e un pò comunista, ma mai pluralista, che se si è in due, uno ha per forza torto.
Quando fa le domande, già conosce le risposte, e se chiede qualcosa, è solo per dimostrare la propria superiorità culturale.
Ama il dibattito come un bambino i pomeriggi dal dentista: ascolta annoiata quando è il suo turno di stare in silenzio e parla in preda ad un estatico entusiasmo quando arriva il suo (giusto) momento.
È magnanima, ma solo nella sconfitta, perchè il dialogo è roba da perdenti.
La verità è in tutti noi e in nessuno, e spesso ci serve per sentirci sinceri, veri, migliori.
La verità è un punto esclamativo, e se proprio volete farla arrabbiare, dovete metterla in dubbio.
La verità?
Và dritta per la sua strada, e quando curva, la prende talmente larga che è come se non volesse girare più.
Viziata e un pò vanesia, passa intere giornate allo specchio ad apprezzare la sua eterna bellezza.
Intransigente ed insofferrente, non accetta altri punti di vista, e tende a dividere piuttosto che ad unire: " O con me o contro di me" è il suo indiscutibile modo di fare.
Così, finisce per avere tanti padroni ma nessun amico,anche se è convinta del contrario, e proprio non si riesce a dissuaderla.
La verità crede in unico Dio, altruista, buonista, qualunquista, perfino un pò fascista e un pò comunista, ma mai pluralista, che se si è in due, uno ha per forza torto.
Quando fa le domande, già conosce le risposte, e se chiede qualcosa, è solo per dimostrare la propria superiorità culturale.
Ama il dibattito come un bambino i pomeriggi dal dentista: ascolta annoiata quando è il suo turno di stare in silenzio e parla in preda ad un estatico entusiasmo quando arriva il suo (giusto) momento.
È magnanima, ma solo nella sconfitta, perchè il dialogo è roba da perdenti.
La verità è in tutti noi e in nessuno, e spesso ci serve per sentirci sinceri, veri, migliori.
La verità è un punto esclamativo, e se proprio volete farla arrabbiare, dovete metterla in dubbio.
La verità?
lunedì 21 gennaio 2008
Giù le mani dai miei piselli 3 ( A volte ritornano)
Mendel prese un piccolo seme di pisello rugoso, e lo seppellì accuratamente in una piccola vaschetta piena di terra. Si sedette sul suo sgabello, e cominciò a annotare i suoi dati sul suo quaderno.
Fu in quel momento che la vide per la prima volta. La penna d'oca gli cadde sul calamaio, affogando in un mare d'inchiostro. Lei indossava solo una sottoveste bianca, che lasciava poco spazio all'immaginazione immediata ma molto a quella futura. Per un momento, Gregor si dimenticò dei suoi amati piselli.
-Ciao Gregor. Che cosa stai facendo con questi semi?- gli chiese, appoggiando una mano sulla tunica del monaco.
- Ti interessi anche tu di piselli?- rispose lui, ormai quasi preda di istinti che non facevano onore al suo ordine sacerdotale.
- In un certo senso, si-
A Mendel si illuminarono gli occhi. Le prese la mano e, dimenticata la precedente malizia, le fece da Cicerone all'interno della sua serra.
- Vedi questi sono rugosi, mentre questi altri lisci- disse, indicando due semi apparentemente identici.
- E questo- domandò lei, stringendo peccaminosamente tra le gambe di Gregor- Questo cos'è?-
Il monaco si svegliò di colpo. Guardò i primi raggi di sole entrare timidamente nella sua stanza, e poi si richiuse gli occhi.
-Che incubo-sospirò, con un'evidente punta di rammarico.
-Non sai che incubo che ho avuto questa notte. Ero in una specie di serra, con un monaco che mi faceva vedere i suoi piselli..-
- Il suo pisello vorrai dire- le rispose la sua truccatrice, mentre le sistemava il fondo tinta sul seno sinistro.
- No, erano proprio piselli. Era orgoglioso di quelle piante, quando me ne parlava gli brillavano gli occhi-
- Non credo che sia poi un incubo terribile. Voglio dire, hai avuto esperienze molto peggiori nella realtà, come quella volta che hai dovuto lavorare con quel Russo che puzzava come una capra-
- Che schifo. Se ci ripenso mi viene da vomitare. Fortuna che mi sono imposta e ho costretto la produzione a girare la scena in cui lui mi dichiarava il suo amore in una vasca profumata..Però vedi, il problema è un altro..Del russo non mi importava nulla, mentre questo piccolo monaco pelato mi eccitava tantissimo.. Non riuscivo a resistergli, era terribilmente sexy mentre parlava di quei suoi semini rugosi-
- Forse hai semplicemente bisogno di qualcosa di diverso..Sai con il lavoro che fai hai bisogno di questi sogni un pò strani-
-Dici?-
- Ma si..vedrai che domani già non te lo ricorderai più-
- Speriamo- rispose lei, alzandosi dalla sua sedia e dirigendosi verso il set di "Pene d'amore".
Fu in quel momento che la vide per la prima volta. La penna d'oca gli cadde sul calamaio, affogando in un mare d'inchiostro. Lei indossava solo una sottoveste bianca, che lasciava poco spazio all'immaginazione immediata ma molto a quella futura. Per un momento, Gregor si dimenticò dei suoi amati piselli.
-Ciao Gregor. Che cosa stai facendo con questi semi?- gli chiese, appoggiando una mano sulla tunica del monaco.
- Ti interessi anche tu di piselli?- rispose lui, ormai quasi preda di istinti che non facevano onore al suo ordine sacerdotale.
- In un certo senso, si-
A Mendel si illuminarono gli occhi. Le prese la mano e, dimenticata la precedente malizia, le fece da Cicerone all'interno della sua serra.
- Vedi questi sono rugosi, mentre questi altri lisci- disse, indicando due semi apparentemente identici.
- E questo- domandò lei, stringendo peccaminosamente tra le gambe di Gregor- Questo cos'è?-
Il monaco si svegliò di colpo. Guardò i primi raggi di sole entrare timidamente nella sua stanza, e poi si richiuse gli occhi.
-Che incubo-sospirò, con un'evidente punta di rammarico.
-Non sai che incubo che ho avuto questa notte. Ero in una specie di serra, con un monaco che mi faceva vedere i suoi piselli..-
- Il suo pisello vorrai dire- le rispose la sua truccatrice, mentre le sistemava il fondo tinta sul seno sinistro.
- No, erano proprio piselli. Era orgoglioso di quelle piante, quando me ne parlava gli brillavano gli occhi-
- Non credo che sia poi un incubo terribile. Voglio dire, hai avuto esperienze molto peggiori nella realtà, come quella volta che hai dovuto lavorare con quel Russo che puzzava come una capra-
- Che schifo. Se ci ripenso mi viene da vomitare. Fortuna che mi sono imposta e ho costretto la produzione a girare la scena in cui lui mi dichiarava il suo amore in una vasca profumata..Però vedi, il problema è un altro..Del russo non mi importava nulla, mentre questo piccolo monaco pelato mi eccitava tantissimo.. Non riuscivo a resistergli, era terribilmente sexy mentre parlava di quei suoi semini rugosi-
- Forse hai semplicemente bisogno di qualcosa di diverso..Sai con il lavoro che fai hai bisogno di questi sogni un pò strani-
-Dici?-
- Ma si..vedrai che domani già non te lo ricorderai più-
- Speriamo- rispose lei, alzandosi dalla sua sedia e dirigendosi verso il set di "Pene d'amore".
mercoledì 9 gennaio 2008
sabato 22 dicembre 2007
Natale in famiglia
Questa settimana per la nostra rubrica chiacchiere fra amiche incontriamo la famosa scrittrice Desideria D'Amore, autrice di grandi successi come "Il candore dell'amore non si macchia mai " , "Il mio quinto marito mi ha tradito con il quarto" e " Lillo, quant'è bello il tuo birillo!".
Desideria ci accoglie nella sua grande casa sulle sponde del Lago di Como, circondata dalle sue amate rose e dal suo cane, un delizioso incrocio fra un pechinese e un barboncino.
Mentre sorseggiamo del caffè decaffeinato al sapore di thè arcobaleno, cominciamo la nostra intervista.
Allora Desideria, parlaci un pò di te, del tuo mondo, le lettrici sono curiose di conoscere la tua vita
Non c'è poi molto da raccontare. La mia vita è normalissima. Sono nata in Italia, ma sono cresciuta in Sud Africa, dove mio padre aveva una gigantesca tenuta agricola, praticamente mezzo paese. Quando è precipitato nell'Oceano Indiano con il suo aereo sperimentale io e la mamma ci siamo trasferite a New York, a casa dei nonni.
Poi lei si è sposata con un ricco petroliere arabo, ed è andata a vivere a Dubai.
Io non sopportavo di vivere prigioniera in un attico al 25 piano nel grattacielo del nonno, così ho lasciato Manhattan e sono venuta in Italia. Da allora ho avuto sei mariti e ho cambiato casa 25 volte, e un giorno per gioco ho cominciato a scrivere ed eccomi qui...
Eppure, con una vita così monotona, hai trovato il tempo per immaginarti amori da favola capaci di fare sognare migliaia di lettrici
Sai, negli anni 80 erano tutti o imprenditori o scrittori. In quegli anni io avevo un marito e un amante che poi hanno finiti per scambiarsi i ruoli, e tanto tempo libero. In fondo sono sempre stata una gran romantica, fin da bambina sognavo un principe azzurro dagli assegni in bianco e il conto mai in rosso.
Hai da poco finito di scrivere "Lillo, quant'è bello il tuo birillo", una romantica storia d'amore tra una donna di mezz'età e il suo talentuoso giardiniere di colore. A cosa ti sei ispirata?
Ma, sai io ho sempre pensato che le dimensioni più importanti siano quelle dell'anima, però, come vedi, ho tante rose e tanti giardinieri, e uno di loro mi ha mostrato che poi in fondo un albero è bello soprattutto quando è alto.
Come saprai, siamo tutte con il fiato sospeso in attesa di conoscere il tuo prossimo romanzo: puoi farci qualche anticipazione?
Anche se il mio editore mi ucciderà, posso dirvi che il titolo provvisorio è Natale in famiglia, e si tratta della commovente storia di tre fratelli che durante la cena della vigilia scopriranno di essere nello stesso tempo cugini e nonni di loro stessi.
Interessante. Come mai questo tema?
Bè, sai oggi la famiglia è allo sfascio. Così ho immaginato una situazione in cui tutti sono allo stesso tempo parenti, amanti, amici, nemici, in una generale confusione dove chiunque può essere chiunque.
Quant'è vero! Detto da te poi , che hai avuto sei mariti e dodici figli, di cui due sposati fra loro, sembra ancora più reale.
Sai, forse questo è il libro più autobiografico di tutti.
Desideria, a nome di tutte le lettrici ti ringrazio per quest'intervista, e ti auguro ogni bene.
Grazie, lo merito veramente.
Ancora emozionata mi allontano dalla villa mentre il cagnolino di Desideria mi morde delicatamente la gamba destra, così senza pensarci troppo lo prendo per la collottola e lo scaravento al centro del lago, dove probabilmente affogherà.
Che bello che è l'amore, sospiro, in preda ad un'emozione che durerà al lungo, almeno per i prossimi 2 minuti.
scritto da Falsa Senza Dubbio.
Desideria ci accoglie nella sua grande casa sulle sponde del Lago di Como, circondata dalle sue amate rose e dal suo cane, un delizioso incrocio fra un pechinese e un barboncino.
Mentre sorseggiamo del caffè decaffeinato al sapore di thè arcobaleno, cominciamo la nostra intervista.
Allora Desideria, parlaci un pò di te, del tuo mondo, le lettrici sono curiose di conoscere la tua vita
Non c'è poi molto da raccontare. La mia vita è normalissima. Sono nata in Italia, ma sono cresciuta in Sud Africa, dove mio padre aveva una gigantesca tenuta agricola, praticamente mezzo paese. Quando è precipitato nell'Oceano Indiano con il suo aereo sperimentale io e la mamma ci siamo trasferite a New York, a casa dei nonni.
Poi lei si è sposata con un ricco petroliere arabo, ed è andata a vivere a Dubai.
Io non sopportavo di vivere prigioniera in un attico al 25 piano nel grattacielo del nonno, così ho lasciato Manhattan e sono venuta in Italia. Da allora ho avuto sei mariti e ho cambiato casa 25 volte, e un giorno per gioco ho cominciato a scrivere ed eccomi qui...
Eppure, con una vita così monotona, hai trovato il tempo per immaginarti amori da favola capaci di fare sognare migliaia di lettrici
Sai, negli anni 80 erano tutti o imprenditori o scrittori. In quegli anni io avevo un marito e un amante che poi hanno finiti per scambiarsi i ruoli, e tanto tempo libero. In fondo sono sempre stata una gran romantica, fin da bambina sognavo un principe azzurro dagli assegni in bianco e il conto mai in rosso.
Hai da poco finito di scrivere "Lillo, quant'è bello il tuo birillo", una romantica storia d'amore tra una donna di mezz'età e il suo talentuoso giardiniere di colore. A cosa ti sei ispirata?
Ma, sai io ho sempre pensato che le dimensioni più importanti siano quelle dell'anima, però, come vedi, ho tante rose e tanti giardinieri, e uno di loro mi ha mostrato che poi in fondo un albero è bello soprattutto quando è alto.
Come saprai, siamo tutte con il fiato sospeso in attesa di conoscere il tuo prossimo romanzo: puoi farci qualche anticipazione?
Anche se il mio editore mi ucciderà, posso dirvi che il titolo provvisorio è Natale in famiglia, e si tratta della commovente storia di tre fratelli che durante la cena della vigilia scopriranno di essere nello stesso tempo cugini e nonni di loro stessi.
Interessante. Come mai questo tema?
Bè, sai oggi la famiglia è allo sfascio. Così ho immaginato una situazione in cui tutti sono allo stesso tempo parenti, amanti, amici, nemici, in una generale confusione dove chiunque può essere chiunque.
Quant'è vero! Detto da te poi , che hai avuto sei mariti e dodici figli, di cui due sposati fra loro, sembra ancora più reale.
Sai, forse questo è il libro più autobiografico di tutti.
Desideria, a nome di tutte le lettrici ti ringrazio per quest'intervista, e ti auguro ogni bene.
Grazie, lo merito veramente.
Ancora emozionata mi allontano dalla villa mentre il cagnolino di Desideria mi morde delicatamente la gamba destra, così senza pensarci troppo lo prendo per la collottola e lo scaravento al centro del lago, dove probabilmente affogherà.
Che bello che è l'amore, sospiro, in preda ad un'emozione che durerà al lungo, almeno per i prossimi 2 minuti.
scritto da Falsa Senza Dubbio.
mercoledì 12 dicembre 2007
L'intellettuale ( scusate il ritardo)
L'intellettuale cammina con la testa fra le nuvole e i piedi casualmente attaccati a terra, e spesso cade senza neanche accorgersene.
Indossa un paio di occhiali finti per riconoscere meglio la verità che c'è nel mondo.
Ha letto l'inizio di più di mille libri, e la fine di meno di dieci.
Raffinato conoscitore dell'animo umano, ama il silenzio, ma solo quello degli altri.
Rispettoso dell'emotività femminile, non guarda giammai film per adulti , e se proprio viene costretto da cause di forza maggiore, è perchè ha serie intenzioni sociologiche.
Saggio come pochi, sa che far ridere una donna la renderà più bella, ma certo non basterà per sedurla. Contradditorio come molti, non si arrende e ci prova ugualmente, con esiti raramente favorevoli.
Sportivo come una statua arruginita, si bea di un unico momento di gloria nel torneo di ping pong delle medie; ama il calcio con moderazione, salvo poi scatenarsi da solo davanti al televisore.
Va al cinema una volta a settimana e ne esce contento due volte all'anno.
Snob quanto basta per sembrarlo, sa che l'abito non fa il monaco, ma il saio si.
Corsaro metropolitano dall'animo di un poeta, ha il cuore gonfio di buone intenzioni e la tempestività di un bradipo lento, perchè chi pensa si stanca troppo per trasformarsi in uomo di azione.
Acceso sostenitore di un approccio naive alle faccende di casa, vive il suo dadaismo da pigrizia nutrito dalle sue donne, che non ringrazia mai abbastanza.
Sfugge le responsabilità come un'anguilla impazzita, è l'Alberto Tomba degli impegni familiari, schivati con la rapidità di chi conosce la pista e le sue insidie.
L'intellettuale che è in me è sempre alla ricerca del tempo perduto, anche se, al contrario di Proust, il mio è un semplice ritardo.
Indossa un paio di occhiali finti per riconoscere meglio la verità che c'è nel mondo.
Ha letto l'inizio di più di mille libri, e la fine di meno di dieci.
Raffinato conoscitore dell'animo umano, ama il silenzio, ma solo quello degli altri.
Rispettoso dell'emotività femminile, non guarda giammai film per adulti , e se proprio viene costretto da cause di forza maggiore, è perchè ha serie intenzioni sociologiche.
Saggio come pochi, sa che far ridere una donna la renderà più bella, ma certo non basterà per sedurla. Contradditorio come molti, non si arrende e ci prova ugualmente, con esiti raramente favorevoli.
Sportivo come una statua arruginita, si bea di un unico momento di gloria nel torneo di ping pong delle medie; ama il calcio con moderazione, salvo poi scatenarsi da solo davanti al televisore.
Va al cinema una volta a settimana e ne esce contento due volte all'anno.
Snob quanto basta per sembrarlo, sa che l'abito non fa il monaco, ma il saio si.
Corsaro metropolitano dall'animo di un poeta, ha il cuore gonfio di buone intenzioni e la tempestività di un bradipo lento, perchè chi pensa si stanca troppo per trasformarsi in uomo di azione.
Acceso sostenitore di un approccio naive alle faccende di casa, vive il suo dadaismo da pigrizia nutrito dalle sue donne, che non ringrazia mai abbastanza.
Sfugge le responsabilità come un'anguilla impazzita, è l'Alberto Tomba degli impegni familiari, schivati con la rapidità di chi conosce la pista e le sue insidie.
L'intellettuale che è in me è sempre alla ricerca del tempo perduto, anche se, al contrario di Proust, il mio è un semplice ritardo.
sabato 8 dicembre 2007
Piccolo grande schermo

Guida semiseria al cinema in tivvù..
http://www.oblo.it/articoli/publish/tv/PICCOLO_GRANDE_SCHERMO.shtml
Iscriviti a:
Post (Atom)
blog link
- AlessandrodiVirgilio
- Andrea Manfredini
- Ben
- Benzedrina Pura
- Cellar Door
- Chiarascura
- Corrado
- Duri si nasce
- EmilianoZarcone
- Emilio
- Fabio D'Auria
- Fabrizio de Tommaso
- Francesco Codolo
- Francesco Dimitri
- Francesco Lorenzetti
- Gianfranco Giardina
- GigiCavenago
- Giovanni Masi
- Giuseppe Minervini
- Harlock
- Il Gabbrio ( il post più veloce del web)
- Il peccatore
- Il Professore
- Il ritmo nel sangue
- Keison
- La scimmia pensa, la scimmia fa
- Litarco
- Lost in Acilia
- Mac il matto!
- Manlio Mattaliano
- Marcos
- Michele
- Nicola Zanni
- PallidaOmbra
- Peppe Liotti
- Riccardo Torti
- Roberto Recchioni
- SimoneAltimani
- Stefano
- Strato
- VoodoRiot
