mercoledì 18 febbraio 2009

Il Barbone Ignifugo


Era sempre stato il migliore. Aveva la casa piena di trofei, ed era arrivato al considerevole record di 135 barboni bruciati in un solo anno. Tra copertine e interviste in tv era diventato una vera e propria star, ed aveva perfino dovuto contattare più di un agente per gestire le sue serate. Spesso dava un saggio delle sue incredibili abilità in pubblico, dando alla fiamme qualche povero cristo davanti ad una folla entusiasta. La sua miscela di benzina e gasolio era affidabile al 100 per cento, e non aveva mai fallito un solo colpo: una volta era addirittura riuscito a bruciare un senzatetto a Capo Nord d'inverno, con la neve che scendeva copiosa ma incapace di fermare quel diabolico falò. Tutto sembrava perfetto, fino al giorno in cui non gli proposero di sfidare il barbone ignifugo, vero e proprio incubo di tutti quelli della sua categoria. Nessuno infatti era mai riuscito ad accendere un fuoco su quello strano uomo, e bruciarlo costituiva il traguardo di un carriera che da eccezionale sarebbe diventata mitica. Preparò l'evento nei minimi particolari, con una diretta tv senza precedenti: 5 telecamere avrebbero coperto la piccola porzione del parco pubblico in cui il barbone ignifugo era solito trascorrere le proprie notti, e anche il più piccolo dettaglio sarebbe stato svelato all'esigente pubblico da casa. Era addirittura prevista una moviola per catturare l'attimo in cui il barbone avrebbe brillato di luce propria. Il nostro eroe preparò una dose considerevole di miscela, sicuro di farcela senza troppi problemi: la notte primaverile era una preziosa alleata, e soprattutto era convinto che non poteva esistere nessun barbone ignifugo. Sarà solo una trovata pubblicitaria, si era più volte ripetuto, consapevole dei propri mezzi. Arrivò sul luogo in perfetto orario, sfoderando il suo celebre sorriso smagliante.
- Sei caldo?- gli chiese la biondissima presentatrice de Il Grande falò.
-Sono Bollente- rispose lui, ammiccando e mostrando il suo necessaire.
La sua vittima dormiva beata, e non sembrava accorgersi di nulla. Lui si avvicinò lentamente, e cominciò ad inondare il barbone con la sua miscela. Dopo aver accuratamente versato il liquido su ogni parte del corpo, prese un cerino e lo lasciò cadere sul barbone. La fiamma volò lentamente sul corpo addormentato, e si spense al contatto con il cappotto sgualcito. Il barbone aprì gli occhi, e vide quello che stava avvenendo.
Sottovoce si rivolse al suo avversario- Tu non potrai mai bruciarmi. Sono sulla strada da troppo tempo, ed il mio cuore è ormai diventato di ghiaccio- Il nostro piromane rimase interdetto, ed il sorriso gli sparì dal volto, ma solo per un attimo. -Vedremo- disse con aria di sfida.
Guardò la telecamera, e mostrò la fiamma ossidrica: con questa non avrebbe potuto fallire.
Una volta sopra il suo bersaglio cominciò a sparare il suo fiume di fuoco, ma questo incredibilmente si rifiutava di scorrere sul corpo del barbone. Visibilmente infastidito, il nostro eroe continuò nel suo operato fino a quando, disperato, non gettò la bombola verso una telecamera, centrandola in pieno.
-Cos'è, uno scherzo?- chiese rivolto verso lo staff della trasmissione, dove cominciavano già i primi mugugni. Dopo un attimo di iniziale imbarazzo, la bionda presentatrice prese di nuovo la parola
- Sfortunatamente, ci siamo sbagliati. Davanti a noi non c'è un campione, ma solo un buon giocatore. E adesso passiamo la linea al nostro nuovo gioco, la pena di morte!-
- Ma come un buon giocatore? Io sono il più forte di tutti!- disse, mentre tutti gli voltavano le spalle. I suoi agenti si allontanarono alla chetichella senza neanche salutarlo. Rimasero solo i tecnici tv, impegnati a smontare tutte le attrezzature. In quel silenzio che sapeva di gelo, l'ex stella si sedette fianco a fianco con l'uomo che l'aveva appena ridicolizzato.
- Maledetto..-gli disse- Mi hai rovinato! E adesso come faccio?-
Il barbone lo guardò fisso negli occhi
- Se vuoi qui c'è spazio per due - disse, indicando il parco vuoto.
Il nostro eroe improvvisamente scoppiò a piangere, colpito da quell'atto di inaspettata solidarietà da parte dell'uomo che aveva appena cercato di bruciare.
D'istinto, senza rifletterci troppo su, lo abbracciò.
Quei pochi tecnici presenti sul luogo giurarono che il barbone cominciò a perdere acqua come se si stesse squagliando.
Il suo cuore non era più di ghiaccio, riscaldato da una miccia più potente della fiamma ossidrica.
Un semplice abbraccio.

martedì 3 febbraio 2009

L'amore ai tempi di internet ( e grazie a Luisa per l'illustrazione!)

Lei colleziona aggettivi: è bella,brava, seducente, elegante e addirittura un po' simpatica.
Lui ama la sintassi semplice e le frasi brevi, che in fondo con un soggetto un verbo ed un complemento oggetto si può descrivere l'intero universo.
Lei si veste di pronomi, tu, io, lui, lei, loro, e soprattutto il temibile noi, capace di scatenare una tempesta di avverbi di tempo che tra sempre,ancora, adesso e poi, sembra non finire mai.
Lui si nasconde tra le parole non dette, e naufraga in un mare di ellissi.
Lei flirta con il periodo ipotetico e si dedica ad un condizionale che è più reale di quello che sembra.
Lui usa i punti interrogativi quando vuole essere galante, e quelli esclamativi quando sente il richiamo del testosterone.
Lei usa la punteggiatura come cosmetico, ed eccede in punti e virgole per mettere in risalto il suo sorriso.
Insieme si nascondono dietro alle parole, lasciandosi andare ad un amore fantastico e virtuale.
Si incontreranno in una sera buia, e sconvolti dalla volgarità banale della realtà rimarranno a lungo in un silenzio imbarazzato, prima di affidarsi ancora una volta alle parole, instancabili messaggere d'amore.

martedì 6 gennaio 2009

Risparmia le parole


Le parole costano. Fatica, tempo, memoria, e a volte anche qualche litigata che non avremmo voluto cominciare. E spesso vengono sprecate, tradite, deluse, scambiate per altre oppure dimenticate, lasciate a morire di noia in un angolo buio della nostra mente.
Facciamo tutti attenzione ai nostri soldi, ma delle parole non importa mai niente a nessuno: avete mai sentito qualcuno lamentarsi perché non gli bastano più gli avverbi, o non ha sostantivi da spendere  in questo mese?
Eppure senza di loro, il nostro mondo sarebbe grigio ed inodore, un vuoto ammasso di materia capace solo di muoversi nel silenzio del nulla. 
Ogni cosa dipende dalle parole: esse costituiscono l'impalcatura dei nostri sogni, il segreto di una canzone meravigliosa, l'audio di quei  ricordi speciali che ancora ci fanno ancora sorridere.
Perfino gli oggetti non sarebbero utilizzabili senza le parole, che se ho bisogno di qualcosa la devo prima chiamare, o no?
è buffo come tutto dipenda da minuscoli ed ineffabili suoni, leggeri come l'aria e pesanti come il ferro:  sono la chiave del mondo, eppure non sono niente.
Da oggi in poi, trattatele con più rispetto: abbiatene cura, fategli qualche carezza, cercate una rima aggraziata per ringraziarle della loro assoluta disponibilità.
E soprattutto, evitate di svenderle: nonostante di questi tempi l'intelligenza sai troppo spesso in saldo, cercate di essere più parsimoniosi.
Sembra facile, direbbe qualcuno, è una parola, direbbe qualcun'altro.
Esatto.  Sempre una parola, mai due, e a fine mese potrete controllare quanto avete risparmiato.
E se con quello che siete riusciti a mettere da parte vi viene voglia di scrivere una poesia, allora vedrete che ne è valsa la pena.



 




mercoledì 24 dicembre 2008

La festa del capo


Domani è la festa del capo.
Cercate di fare bella figura, e se lui vuole raccontarvi per l'ennesima volta di quella notte al freddo a Betlemme, fingetevi comunque interessati: potrebbe tornarvi utile in futuro!

martedì 16 dicembre 2008

Quando il paradosso ti frana addosso


Un paradosso è una risata di Dio, una piccola piega della realtà in cui nascondere tutto quello che non si combina bene con il resto.
Lo padroneggiano con stile le parole, che bonariamente ci lasciano giocare con loro, ben sapendo che alla fine vinceranno sempre, perché sono di più di noi.
Lo ignora totalmente il giovane tronista, che guarda il mondo dall'alto del suo scranno dorato, e non è consapevole della sciagura che gli sta per capitare.
Improvvisamente,come avvengono tutte le cose, un piccolo ed insignificante pensiero si fa largo nella distesa arida della sua mente, sconvolgendo la sua tranquilla esistenza televisiva.
Un rivolo di sudore freddo gli attraversa la fronte, e per un attimo si chiede se quella strana sensazione non sia dovuta ad un momentaneo mal di pancia; sfortunatamente per lui, il suo intestino non ha alcuna responsabilità in quello che sta accadendo.
Spaventato come non mai, cerca conforto nella scollatura della donna che gli è di fronte, e la cosa sembra avere successo, almeno fino al momento in cui lei non decide di aprire bocca.
- Allora, che hai deciso? Guarda che io non sto mica qui a scaldare la sedia..O mi scegli o me ne vado, hai capito?- 
Lui cercò di resistere, ma il pensiero è una complicata unione di chimica e magia, e se non si è abituati è difficile da padroneggiare.
- Sai, è che nella mia personale fenomenologia della femminilità non c'è comunicazione ermeneutica tra noi due- disse a bassa voce, quasi vergognandosene.
Un silenzio glaciale accolse la sua battuta. Alcuni ospiti dello studio si guardavano tra loro stupefatti, domandosi quale fosse il significato di quelle oscure parole.
La donna di fronte a lui ruppe il silenzio alzandosi in piedi e cominciando ad urlare
- Aoh, ermeneutica a chi?  Fenomenologia diglielo a tua sorella- eruttò minacciosa, seguita dagli applausi della folla, che finalmente aveva capito che quelle complicate parole altro non erano che degli insulti insolitamente creativi.
Mentre imperversava la tipica litigata quotidiana, lui capì che i suoi giorni su quel trono erano finiti:un tronista che pensa è un paradosso troppo forte per la televisione d'oggi.
Quando piove però, è sempre sul bagnato, e a peggiorare la sua situazione ci pensò un irresistibile impulso di entrare in libreria. 
Lui si portò le mani al volto e pianse per il triste futuro che lo stava aspettando.
Lassù qualcuno rise di nuovo.



lunedì 8 dicembre 2008

L'era glaciale


L'era glaciale sta arrivando, canta Tom Yorke, che in quell'occhio perennemente chiuso ha nascosto il segreto del suo talento.
Mentre ascolta, Giorgio guarda fisso la strada, anche se in realtà è perso nella fitta nebbia dei suoi pensieri.
Fa freddo, ma non è questo il motivo per cui Alina ha deciso di surgelare i suoi sogni e conservarli per momenti migliori: è per colpa della notte, che si è presa i suoi sedici anni e sembra non volerglieli restituire più.
Lei non si arrende ed attende il futuro con grande speranza, anche se poi finisce per arrivare sempre e solo lo stesso stramaledetto presente.
Giorgio rallenta e si accosta lentamente a lato della strada, spinto da un bisogno di calore che nessun termosifone potrà mai soddisfare.
Alina sale in macchina con lo stesso entusiasmo con il quale si richiude la portiera , prigioniera di una routine che la rende un oggetto in mezzo a tanti altri.
Giorgio è imbarazzato, rigido come un adolescente che cerca di dichiararsi per la prima volta alla ragazza sbagliata.
Lei si muove con la consapevolezza di un meccanico esperto, e sa come mettere in moto un motore fermo da tempo.
L'amplesso è rapido, quasi maleducato, e se non ha alcun effetto su Alina almeno serve a Giorgio per sfogare un istinto che la natura ha selezionato nel suo cervello.
Finalmente libero dal turbine della passione, lui trova anche il tempo per capire di aver approfittato di un emozione che forse non avrebbe mai dovuto essere sua. 
Vergognandosi, ma solo un poco appena, la saluta baciandola delicatamente sulla guancia.
Lei, stupita da un gesto così banale eppure così umano, lo guarda veramente per la prima volta e gli sorride, prima di perdersi per sempre nell'oscurità.
Giorgio accende di nuovo la radio, riascoltando per l'ennesima volta Idioteque.
Ice age coming, Ice age coming, throw me in the  fire throw me in the fire.
Già, ma dov'è il fuoco?
Fuori comincia a nevicare.

sabato 22 novembre 2008

Il ladro di sogni


Lo scrittore osserva la realtà con presunzione, convinto che prima o poi la cambierà con la sua penna. Alla mattina fa colazione inzuppando il mondo nel suo cervello, e ne tira sempre fuori qualcosa di nuovo e gustoso. Inaffidabile truffatore, trascorre il suo tempo inventando storie che non esistono e felice se ne vanta pure. Crea mondi e li distrugge, e si sente Dio solo fin quando non si ricorda che deve pagare le bollette. Gioca con le parole come un padrone con il proprio cane, senza rendersi conto che a volte sono loro a tenerlo per il guinzaglio.
Ama definirsi affascinante ,ed è solo un trucco per attirare le donne, anche se troppo spesso finisce per cadere nella propria trappola.
Scrive da solo ma è sempre in compagnia, circondato da strani personaggi che appaiono nella sua mente spinti da un'ineffabile voglia di esistenza.
Di notte non dorme, ma cammina in punta di piedi in mezzo ai sogni della gente, e senza rispetto ne ruba un pò ad ognuno, per poi rivenderli come suoi; è però un ladro gentiluomo, e restituisce quel che prende trasformandolo in qualcosa di più prezioso.
Diventare scrittore è per definizione sempre un punto d'arrivo e mai di partenza, in un'immaginaria ed infinita staffetta da correre insieme all'alleato più prezioso che si possiede: il lettore.