lunedì 5 agosto 2013
Il profumo del mare
lunedì 8 aprile 2013
Gli eroi sanno sempre quello che fanno
sabato 2 febbraio 2013
Una farfalla d'inverno
giovedì 6 dicembre 2012
L'archeologia dell'amore.
lunedì 22 ottobre 2012
Il giorno sbagliato.
mercoledì 17 ottobre 2012
Meno di zero
Come tutte le cose che non esistono, ci definiamo per contrasto: non abbiamo fatto il sessantotto, non ci siamo goduti la ricchezza degli anni ottanta, non siamo nemmeno stati berlusconiani, che nel '94 eravamo bambini e quando votavamo erano sempre gli altri a fare certe scelte.
Siamo i campioni delle social revolution: post di facebook unitevi, e rimanete immobili davanti al computer.
Esperti ripulitori di coscienze, siamo bravi solo nel trovare scuse alla nostra inettitudine.
Crediamo tutti d'essere artisti, ma il nostro unico vero talento è quello di sfuggire alla realtà.
La verità è che ci siamo declinati sotto il segno della sottrazione: il nostro valore di riferimento è meno di zero, e non perché abbiamo surgelato i nostri sogni.
Nella matematica infatti, lo zero va distinto da "assenza di valore" poiché si tratta di due concetti diversi: ad esempio se la temperatura è zero, l'acqua ghiaccia, se manca il dato della temperatura, si verifica assenza del valore, per cui nulla si può dire.
Come per noi, che non siamo niente.
mercoledì 11 gennaio 2012
Un sorriso

Un sorriso è il solvente perfetto per tutti i tipi di preoccupazioni. E' il crick delle labbra e lo usiamo ogni volta che abbiamo un incidente con la felicità. Le sue sorgenti si trovano nelle profondità della nostra mente e quando ci scorre sul viso è fresco come un torrente di montagna. E' nella liquidità che si nasconde il segreto della sua essenza. Ci disseta e ci nutre come e più dell'acqua, ma quando cerchiamo di comprenderlo a pieno ci scivola sempre tra le mani.
Un mistero bellissimo, che a pensarci bene fa davvero sorridere. E non è questo tutto quello che ci serve?
mercoledì 30 novembre 2011
La confessione di un piccolo incubo

Io vivo nelle pieghe della notte. Sono scuro, ma non ho il cuore nero. Il buio è solo un buon posto dove nascondersi, ma non dove mettere radici. Sono un venditore di paure a domicilio, e busso a tutti i sogni nel tentativo che qualcuno mi apra. Il mio però è un campionario semplice, fatto di spaventi effimeri, solubili con il primo sole del mattino. Muoio un po' ogni giorno, ogni volta che una luce si accende in uno scantinato o che un bambino non ha più paura di quello che non conosce.
Per questo vi chiedo di non preoccuparvi di me. Uccidendomi, lascerete il campo libero ai sogni, che vi inganneranno mostrandovi quello che non esiste. Lasciandomi in vita, io continuerò imperterrito a disturbare il regno di Morfeo, permettendovi così di apprezzare al meglio l'unica cosa che conta davvero: la realtà. Sono scuro, ma non ho il cuore nero. Trafiggendolo otterrete solo qualcosa di peggio, di più colorato o spaventoso. Io vi aspetto dietro la porta, sperando di rubarvi un piccolo e insignificante spavento da dimenticare un attimo dopo.
Dedicato ad Harpun, che con il suo arpione ha finito per colpire anche me.
Se ne volete sapere di più, questo è il posto giusto per farlo
( http://www.harpun-comic.blogspot.com/ )
mercoledì 15 giugno 2011
Eclissi di Luna

Luna era una sognatrice, perdutamente innamorata del suo capo. Il suo universo girava tutto intorno a lui che era bello, grande e splendente, mentre lei era piccola e tonda. Non aveva nessuna speranza, e così spesso si accontentava di brillare di luce riflessa. A volte l'illusione di quel calore la portava a riempirsi di colori, ma subito li perdeva a causa della sua eterna insicurezza. Quella sera però si era fatta coraggio, e uno spicchio alla volta aveva deciso che si sarebbe dichiarata. Aveva tutto il tramonto per farlo e non c'erano nubi all'orizzonte. Gli si avvicinò, restando a distanza di sicurezza per non bruciarsi e cominciò a parlare d'amore. Lui però era troppo preso a brillare di luce propria e neanche la ascoltò. Così Luna si nascose nell'unico posto in cui nessuno l'avrebbe potuta vedere ed in quel cono d'ombra divenne rossa per la vergogna. In quel momento si rese conto di aver appena fatto qualcosa che il sole non avrebbe mai potuto fare: arrossire in preda ad un momento di debolezza. Quella notte si sentì forte come non mai. In fondo, disse, di stelle ne è più l'universo, ma quanti satelliti timidi conoscete?
mercoledì 8 giugno 2011
Solo nel mondo delle favole

La principessa soffriva per la mancanza di corteggiatori di valore. La sua bellezza perfetta, quasi soprannaturale, attirava solo principi azzurri interessati unicamente a conficcare la loro spada nel cuore di un drago. Lei sospirava rassegnata, nella speranza che un giorno avrebbe trovato qualcuno capace di sostenere una conversazione senza nominare cavalli bianchi ed armi lucenti.
L'orco aveva rinunciato da tempo a coltivare il giardino dei suoi affetti. Agli occhi delle donne era come un buco nero e nessuna si era mai fermata ad ascoltare la musica del suo cuore. Negli anni aveva imparato a foderare il suo aspetto bitorzoluto con tutta la dignità che era riuscito a trovare e la pellicola funzionava abbastanza bene come isolante dei sentimenti.
La carrozza reale correva veloce nel bosco, preoccupata di fare tardi all'ennesimo ricevimento. Una ruota ribelle decise di perdersi tra gli alberi, rovesciando il punto di vista sul mondo della principessa. L'orco fu risvegliato dal rumore e si precipitò fuori di casa.
Poiché si trattava di un mondo magico, la carrozza aveva preso fuoco, con la principessa all'interno.
L'orco arrivò sulla scena dell'incidente, si allacciò forte alla sua dignità e si tuffò tra le fiamme. La principessa riuscì solo a vedere il profilo di un volto irregolare seminascosto dal fumo, prima di svenire ormai al sicuro nel bosco. Cercò il suo salvatore in tutti i modi possibili, ma tutti i principi che millantavano l'impresa avevano sempre dei lineamenti troppo perfetti.
Aveva ormai perso la speranza quando un giorno, durante una passeggiata nel bosco rivide quella strana faccia. L'orco si girò verso di lei, sorpreso di trovare nei suoi occhi una luce che non aveva mai visto prima. Per un attimo entrambi ebbero la tentazione di affogare in un abbraccio tutti i loro problemi, ma poi si ricordarono di appartenere a mondi troppo lontani e proseguirono ognuno sulla propria orbita. Due come noi, pensarono mentre si allontanavano, possono stare insieme solo nel mondo delle favole.
mercoledì 20 aprile 2011
Incomprensioni linguistiche

Ispirato a questa storia vera (?) (http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/19/foto/con_quello_non_parlo_e_la_lingua_muore-15143849/1/?ref=HRESS-2)
Manuel aveva la lingua annodata e non riusciva proprio a scioglierla. Chi non lo conosceva avrebbe pensato che fosse colpa del caldo, che in quel periodo si attaccava alla pelle come una colla a presa rapida. L'estate messicana però non c'entrava nulla. Era un problema differente, che riguardava sempre la pelle ma questa volta intesa solo come metafora. Continuò ad arrampicarsi sulla collina.
La vetta era ormai vicina e già riusciva ad intravedere il profilo di Isidro.
Era di nuovo arrivato prima del previsto e si era sdraiato all'ombra dell'unico albero, con la sua solita insopportabile aria di superiorità.
Manuel si chiese di nuovo cosa lo portava a salire fin lassù ogni anno allo stesso giorno nella medesima ora. Alzò gli occhi al cielo e tra le nuvole intravide il profilo di suo padre, di suo nonno e di tutta la sua famiglia. Per un attimo pensò quasi che lo stessero fissando, poi svanirono come avevano già fatto altre mille volte. Lui era l'ultimo degli Ayapa, l'unico al mondo ancora in grado di capire l'antica lingua Ayapaneco. O meglio, era quasi l'ultimo. C'era ancora suo cugino Isidro, che lo fissava ormai a meno di dieci metri di distanza.
I due si scrutarono a lungo, stringendo gli occhi come in un film di Sergio Leone. La loro era una strana forma di duello, quasi una ripercussione del destino che li aveva costretti ad avvicinarsi dopo anni di allontanamento. Nessuno dei due ricordava i motivi del loro litigio, ma ormai erano vent'anni che non si parlavano. Salivano su quella collina ogni anno e si guardavano per dieci lunghissimi minuti. Entrambi sapevano che nessuno dei due avrebbe mai proferito verbo, ma erano gli ultimi due parlanti di Ayapaneco rimasti al mondo e quel tentativo era un dovere nei confronti dei loro antenati.
Manuel non riusciva neanche a muovere la bocca e guardava avanti a sé senza con la stessa identica espressione. Lui e suo cugino sembravano due cactus che avevano finito l'acqua ma non l'orgoglio , con il triste risultato di lasciarsi consumare dal sole. Isidro, con fare teatrale aprì leggermente la bocca. Poi abbassò il capo e sputò a terra, decretando il fallimento di quella riunione. Manuel tornò sui suoi passi, mentre un'improvviso acquazzone scese dal cielo, metafora della disapprovazione dei suoi antenati.
Si girò e sorrise guardando suo cugino che si allontanava: sapeva benissimo che tutta quella messinscena non era altro che una scusa per non voler ammettere che ormai si erano entrambi dimenticati dell'antica lingua degli Ayapaneco, ma avrebbero preferito restare in silenzio per il resto della loro vita piuttosto che ammettere la verità.
mercoledì 23 febbraio 2011
A Silvia, ma per davvero

Silvia non voleva attraversare quel cortile, ma a volte non c'era proprio verso di evitarlo.
Quando le toccava cercava di camminare il più veloce possibile, perché correre le sembrava troppo scortese. Ogni tanto reclinava indietro il capo e guardava sopra di sé, quel poco che bastava per aver la conferma che quello strano giovane la stava fissando di nascosto dalla finestra del palazzo. Si chiamava Giacomo, ed in paese si mormorava che fosse lievemente storpio, ma in realtà non l'avevano quasi mai visto uscire di casa. Era sempre chino a studiare e si diceva fosse incredibilmente erudito per la sua età. Silvia non aveva ben capito cosa questo volesse dire e provava per lui una certa pena, anche se si sentiva sempre piuttosto sollevata quando finiva fuori della portata del suo sguardo. A volte le sembrava che lui agitasse la sua penna d'oca come una specie di bacchetta magica, per catturarla e portarla nel suo mondo fatto di libri e occhiali pesanti.
Per fortuna c'era Vincenzo che pensava a rassicurarla, stringendola tra le sue forti braccia da falegname. Lui le sussurrava sempre di non preoccuparsi, che quando erano insieme nessuno le avrebbe mai potuto fare del male. Lei lo baciava delicatamente e si addormentava serena, certa che Giacomo Leopardi non avrebbe mai potuto cancellare la forza del loro amore.
mercoledì 5 gennaio 2011
La porta della vita

La fica è il polo positivo del mondo, l'unico magnete capace di attrarre a sé la vita.
È un fiore che tra i suoi petali nasconde il segreto dell'amore.
È l'opposto della violenza e sa solo accogliere, mai invadere.
Esageratamente ottimista, riesce ad eccitarsi anche quando si attacca al cazzo.
È una produttrice seriale di orgasmi e la più importante fonte di inquinamento della tensione.
La fica è la regina ideale di tutti gli uomini e consapevole del suo potere sorride beata tra le cosce.
martedì 28 dicembre 2010
Il primo poeta della storia

Il primo poeta della storia dell'umanità nacque la notte di un giorno qualsiasi in un posto come tanti altri. In quel periodo tutte le cose più belle si erano nascoste in piena vista, e nessuno riusciva a notarle. La realtà era come un museo senza etichette e le parole vagavano libere in attesa di conoscere il loro significato. Il primo poeta non aveva la percezione della sua importanza: guardava il mondo con gli stessi occhi degli altri, ma i suoi contenevano un pericoloso luccichio.
La miccia che accese il suo talento fu il sorriso di una ragazza, destinato però ad un altro membro della sua tribù. Sfortunatamente per il povero poeta, il suo rivale lo superava in forza, bellezza e talento nella caccia, insomma in tutte quelle abilità che servivano a sedurre una donna.
Solo affinando la sua capacità di scovare il bello nel mondo il poeta avrebbe potuto sconfiggere il suo rivale, e così cominciò ad usare il suo talento per addomesticare le parole.
Nella sua mente queste non erano altro che delle scatole dove mettere da parte per lei piccoli frammenti di meraviglia.
Così, ogni volta che la incontrava, lui le regalava qualcosa che lei non conosceva, come la luna, il tramonto, le stelle e la primavera.
Lei sorrideva e non capiva, e continuava a rotolarsi nel prato con quell'altro.
Un giorno, dopo un amplesso particolarmente riuscito, lei guardò il cielo notturno ripetendo le parole che gli aveva insegnato il poeta. Il suo compagno grugnì disgustato, e poi si stese sull'erba.
Lei si alzò e corse via.Trovò il poeta sotto un albero, con gli occhi aperti ed un sorriso dipinto sul volto.
Lei gli si sedette accanto, e gli sussurrò in un orecchio
Parlami ancora.
In quel momento, il mondo divenne un posto speciale.
giovedì 20 maggio 2010
Il segreto del Poeta

Il poeta cerca di sedurre la realtà con le sue rime baciate, ma finisce quasi sempre per fare solo delle terribili figure retoriche. Soffre di piccole perdite notturne di concretezza, e fa sogni appiccicosi dai quali non si libera mai del tutto.
Ha una scuola di ballo per pensieri, e gli insegna a seguire la musica della vita con passo leggero e ritmato. Si crede il custode della porta del cuore, ma in realtà è solo rimasto incastrato all'Incanto, ed ora non sa più come liberarsi.
Grande sostenitore del contrasto, sa che il segreto del suo talento non è altro che un fallimento: come un uccello che non può volare il poeta sogna di decollare con le sue ali d'inchiostro, ma ogni volta è costretto a mascherare il suo goffo tonfo nella realtà con parole che si perdono tra l'azzurro del cielo.
sabato 1 maggio 2010
La perdigiorno

La notte è una perdigiorno, e si nasconde dietro al buio per evitare i monologhi da prima stella del sole. Cleptomane dei colori, li ruba per trasformarli in sogni brillanti.
Si innamora sempre di artisti squattrinati, che seduce facendosi bella con la delicata luce della luna.
Testimone silenziosa dei segreti del letto, conosce a memoria tutte le musiche dell'amore.
Stakanovista del tempo libero, è campione del mondo di bevute fra amici.
Tortuga dell'anima, è un porto franco dove si ritrovano ricordi e speranze fuorilegge per lo spietato ordine del giorno.
Finta timida, adora i finali spettacolari e appena prima dell'alba libera tutti i colori imprigionati al tramonto per godersi un ultimo brindisi in compagnia delle stelle.Poi torna a riposarsi nella sua amata ombra, dove si diverte a perdere tempo tessendo i sogni che verranno.
giovedì 11 marzo 2010
La sicurezza dell'ombra

Lo scrittore non voleva essere ricordato, che a forza di stare nella mente degli altri si finisce per trascurare la propria. Si considerava un prestigiatore, e appena poteva faceva sparire il mondo dentro le sue parole.Alla realtà preferiva il fascino della sorpresa, e il suo più grande incubo era quello di dover finire per leggere la sua biografia.Come un uomo innamorato di due donne, voleva che la sua vita e la sua arte non si incrociassero mai, nemmeno per caso: sapeva che all'inizio si sarebbero odiate, ma poi avrebbero finito per fare amicizia mettendosi a parlare dei suoi difetti. Per questo decise di nascondersi dietro ai suoi libri, e con coraggio da codardo liberò i suoi personaggi dalle catene della letteratura.
Così la sua identità si ruppe in tanti frammenti diversi, e mentre tutti si preoccupavano delle sue cento diverse nazionalità immaginarie, nell'ombra un solo uomo sorrideva tranquillo.
lunedì 15 febbraio 2010
Il correttore di bozze

Il correttore di bozze stava inseguendo un'a senz'acca, quando il suo sguardo fu catturato dal mondo fuori dalla finestra.
Se ne innamorò subito, senza averlo mai veramente conosciuto.
Aveva letto dell'estate, della musica e delle emozioni, e giovane ed ingenuo, aveva ceduto al suo fascino immaginario.
Certo, conosceva anche i suoi difetti, ma come in tutte le storie destinate a finire male era certo che sarebbe riuscito a cambiarlo.
Credeva di poter colorare gli incubi, accarezzare il fuoco ed ingannare la morte.
Si lasciarono in un inverno freddo, che il correttore di bozze non era riuscito a riscaldare.
Rassegnato, tornò alle sue amate parole, che più docili dei fatti, si limitano a restare dalla parte giusta della finestra: quella che si può correggere.
lunedì 4 gennaio 2010
L'essenza dell'assenza

Lo zero adora nascondersi in piena luce, ed è davanti a noi ogni volta che non sappiamo dove guardare. Quando cerchiamo di prenderlo, ci restano in mano solo un mucchio di sogni, illusioni e certezze ormai scadute. Re delle contraddizioni, è sempre qualcosa che non è. Accurato collezionista di esordi, non discrimina tra chi debutta per davvero o chi ha bisogno di farlo nuovamente. Timido osservatore di eventi, ha delle rotondità che lo fanno sembrare simpatico, anche se non gli permettono di fare colpo sugli altri numeri. Da sempre considerato di poco conto, è sinonimo di negatività, anche se lui non capisce perché. Ha una sola amica, la possibilità, e ne conosce tutti i segreti. C'è chi giura di averli visti danzare insieme una volta, appena prima dell'origine del mondo.
lunedì 21 dicembre 2009
Il collezionista di possibilità

Il collezionista di possibilità ha una scatola piena di se e di può darsi, e quando è triste ci si tuffa dentro.
Vive in una casa in cima ai suoi pensieri, e non si paga l'affitto.
Si declina al futuro, ma la sua è una condizione troppo condizionata dai condizionali per fare progetti a lunga scadenza..
Appassionato di scuse e destini avversi, costruisce muri altissimi per sbatterci contro.
Fiero anticipatore di nostalgie, spesso si porta avanti sul lavoro, rimpiangendo quello che ancora devo succedere.
Prigioniero della sua libertà, si diverte a giocare con il suo passato, truccandolo con i ricordi che preferisce.
Assuefatto consumatore di sogni, è un professionista di insuccessi nella scalata alla realtà.
Perdente ma con stile, sa che in fondo la sua più che una condanna è un privilegio.
Nessuno, infatti, può godere del suo stesso panorama: un'immensa distesa verde piena di futuri ancora liberi e brillanti, tutti da collezionare.
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