-Io ti amo- le parole gli uscirono spontanee, come un fiume chiuso da troppo tempo in una diga.
Giorgio era in ginocchio, davanti a lei, che, con lo swifter in mano, sembrava quasi un re pronto per una nuova investitura da cavaliere.
- Cos'è, un nuovo gioco erotico? Giochiamo alla coppietta felice? Mi piace..- sorrise maliziosa, e poi con un rapido gesto della mano si sfilò il vestito, svelando quelle forme che Giorgio ormai conosceva bene.
- No, io ti amo veramente.. Sono pazzo di te-
- Certo amore, anch'io sono pazza di te- rispose, china sul cavallo dei suo pantaloni.
Giorgio sentiva ardere il suo basso ventre, ma riuscì a resistere. Si alzò in piedi, e le prese delicatamente la mano.
- Non è un gioco. Mi sono veramente innamorato di te-
Lei lo guardò per un attimo. Poi provò alcuni movimenti anatomici che avrebbero fatto la felicità di molti uomini, ma Giorgio continuò a fissarla in viso.
Era vero. Si era innamorato di lei. Quel fesso del suo nuovo padrone di casa si era innamorato di lei. Raccolse subito il suo vestito, e si mise alla ricerca della sua biancheria intima, dimenticata chissà dove.
- Mi dispiace- disse con voce bassa e decisa- ma credo che il mio lavoro sia finito qui. Mi licenzio-
- Tu cosa???- la inseguì lui, mentre lei portava il suo bianchissimo culetto in giro per la casa.
- Ma allora, quello che c'è stato fra noi..-
- Un equivoco, solo un brutto equivoco-
- Un equivoco?? Tre mesi di sesso tu lo chiami un brutto equivoco??.. Io qui sto rischiando tutto per te, la mia famiglia, il mio lavoro..Oggi ho colpito quel cretino di mio suocero perchè voleva portarti via da me....-
- Tu cosa hai fatto!!!!!!!- urlò una terza voce che Giorgio conosceva benissimo. Sua moglie era dietro di lui, con le buste della spesa rapidamente sistemate in assetto da guerra.
I surgelati furono il suo primo atto bellico, ma non ottennero nessun risultato significativo.
Volarono veloci ma troppo bassi per colpire Giorgio, e troppo alti per colpire lei sulle sue belle natiche. I filetti di merluzzi fritti atterrarono a terra con un rumore sordo, che preannunciava la rottura della scatola.
- Io ti ammazzo...Figlio di puttana..Tre mesi- disse brandendo un carciofo a mò di mazza chiodata.
Giorgio raccolse lo swifter dal pavimento, e si preparò al duello. Ormai sentiva che la sua vita stava prendendo una piega grottesca, e cercò assecondarla.
Tra i due litiganti, che si fronteggiavano minacciosi, rimase lei. Preoccupata dall'esito degli eventi aveva lasciato cadere il suo vestito e si era riparata dietro una poltrona, con la schiena rivolta verso la porta d'ingresso.
Il presidente, appena dimesso, aveva deciso di andare a cercare quell'idiota di suo genero.
Prese la sua copia delle chiavi dell'appartamento di sua figlia ( dopotutto, era lui che l'aveva pagato) e le girò nella toppa.
Tutto si sarebbe aspettato, tranne di trovarsi di fronte il culo della donna delle pulizie.
Pensò di essere ancora traumatizzato, e mentre cercava faticosamente di capire cosa stava succedendo, fu centrato in pieno sulla fronte da un melone, e cadde a terra sfiorando con la testa il posteriore della colf di sua figlia.
domenica 30 settembre 2007
domenica 23 settembre 2007
Spud ( La partita di tennis 3)
Il Presidente si risvegliò negli spogliatoi. Dopo aver aperto gli occhi si portò subito la mano sulla testa, esattamente dove la palla lo aveva colpito. Le sue dita affondarono in un miscuglio di sangue e terra rossa.
- Ma cosa???-
- Non si deve agitare-gli disse con voce ferma il signor Paonetti, famoso ( temuto) nel circolo per la sua cronica incapacita di perdersi nelle sue stesse parole- Il Dott. Magnetti, ha presente quell'uomo grasso ma non troppo, leggermente pelato, molto distinto, che vieni sempre a giocare il mercoledì?-
-Si-
- bè, stavamo giocando insieme quando....-
Il presidente fece un educato gesto con la mano, quasi ad implorare l'uomo di arrivare il prima possibile al dunque. La ferita gli bruciava, e la testa stava cominciando a pulsargli.
- Sapevo che me lo avrebbe chiesto. Lo so che oggi è giovedì, ma vede ieri è successo che Magnetti ha avuto un impegno imprevisto e quindi..-
- La prego...La testa mi fa male..Avete chiamato un'ambulanza?-
-Se ha un attimo di pazienza ci arrivo-
Il presidente lo fulminò con lo sguardo. Se solo avesse avuto un pò più di energie, avrebbe fatto passare al caro Paonetti cinque terribili minuti.
Quando ormai si era rassegnato ad ascoltare le futili chiacchiere del suo compagno di circolo, il dott. Magnetti ed un portantino arrivarono a salvarlo.
Mentre lo stavano trasportando sull'ambulanza, trovò la forza per sussurrare al dottore
- Dove diavolo è quel coglione di mio genero?-
Poi svenne.
Mentre aspettava l'ascensore, Giorgio guardò il suo braccio e sorrise.
Anche se era ormai decisamente fuori allenamento, era rimasto Spud . Il missile, come lo chiamavano i suoi amici, o forse sarebbe più giusto dire compagni.
In effetti, Giorgio era sempre stato solo. La sua vita era scivolata veloce come un torrente di montagna, senza soffermarsi su niente e nessuno, sua moglie, il suo lavoro, i suoi amici, tutto era stato trascinato dalla foga della corrente. Ed ora, quando era quasi giunto a metà del suo percorso, era incappato in uno strano pantano che sembrava non lasciarlo più andare via; e la cosa più incredibile di tutte era che lui voleva rimanere in quella secca.
Lo aveva capito mentre suo suocero stava parlando. Aveva sentito una piccola ma allo stesso tempo fortissima scossa invadergli tutto il corpo. Io non la lascerò andare via.
Salì sull'ascensore.
La sua vita stava per cambiare definitivamente.
La casa sarebbe rimasta sporca molto a lungo.
- Ma cosa???-
- Non si deve agitare-gli disse con voce ferma il signor Paonetti, famoso ( temuto) nel circolo per la sua cronica incapacita di perdersi nelle sue stesse parole- Il Dott. Magnetti, ha presente quell'uomo grasso ma non troppo, leggermente pelato, molto distinto, che vieni sempre a giocare il mercoledì?-
-Si-
- bè, stavamo giocando insieme quando....-
Il presidente fece un educato gesto con la mano, quasi ad implorare l'uomo di arrivare il prima possibile al dunque. La ferita gli bruciava, e la testa stava cominciando a pulsargli.
- Sapevo che me lo avrebbe chiesto. Lo so che oggi è giovedì, ma vede ieri è successo che Magnetti ha avuto un impegno imprevisto e quindi..-
- La prego...La testa mi fa male..Avete chiamato un'ambulanza?-
-Se ha un attimo di pazienza ci arrivo-
Il presidente lo fulminò con lo sguardo. Se solo avesse avuto un pò più di energie, avrebbe fatto passare al caro Paonetti cinque terribili minuti.
Quando ormai si era rassegnato ad ascoltare le futili chiacchiere del suo compagno di circolo, il dott. Magnetti ed un portantino arrivarono a salvarlo.
Mentre lo stavano trasportando sull'ambulanza, trovò la forza per sussurrare al dottore
- Dove diavolo è quel coglione di mio genero?-
Poi svenne.
Mentre aspettava l'ascensore, Giorgio guardò il suo braccio e sorrise.
Anche se era ormai decisamente fuori allenamento, era rimasto Spud . Il missile, come lo chiamavano i suoi amici, o forse sarebbe più giusto dire compagni.
In effetti, Giorgio era sempre stato solo. La sua vita era scivolata veloce come un torrente di montagna, senza soffermarsi su niente e nessuno, sua moglie, il suo lavoro, i suoi amici, tutto era stato trascinato dalla foga della corrente. Ed ora, quando era quasi giunto a metà del suo percorso, era incappato in uno strano pantano che sembrava non lasciarlo più andare via; e la cosa più incredibile di tutte era che lui voleva rimanere in quella secca.
Lo aveva capito mentre suo suocero stava parlando. Aveva sentito una piccola ma allo stesso tempo fortissima scossa invadergli tutto il corpo. Io non la lascerò andare via.
Salì sull'ascensore.
La sua vita stava per cambiare definitivamente.
La casa sarebbe rimasta sporca molto a lungo.
domenica 16 settembre 2007
La metaforica colf ( la partita di tennis 2)
Vedendola nuda accanto a sè, non riusciva a trovare una spiegazione. Perchè continuava a preferire quel corpo rotondo e rilassato piuttosto di quello asciutto e scolpito di sua moglie?
C'era qualcosa in quella donna, qualcosa di ineffabile e profondo. Lei aveva un dono, un incredibile talento. Come quel dolce che da bambino gli piaceva tanto. Brutto ma buono. Ecco, lei era brutta ma *****. Un'autentica fuoriclasse. Bastavano cinque minuti sotto le lenzuola con lei, e il mondo perdeva ogni suo significato.
Cazzo, il presidente. In un attimo, Giorgio si alzò velocemente dal letto. Raccolse i vestiti da terra, immersi in una coltre di polvere. Quella casa era proprio uno schifo. Sua moglie avrebbe continuato a chiedere il licenziamento della loro nuova donna delle pulizie, e lui avrebbe cercato di nuova di difenderla, sanza addurre motivazioni plausibili. Se solo avesse potuto spiegarle sinceramente " Vedi cara, è che la devi intendere in senso più metaforico: in effetti, come scopa lei.."
Ancora nudo, uscì dalla porta dell'appartamento. Sul pianerottolo non c'era nessuno, e doveva sfruttare al meglio il poco tempo rimasto. Forse, sarebbe riuscito a tardare solo di una quindicina di minuti. Entrò nell'ascensore, ma non riuscì a spingere il pulsante che venne risucchiato dai bisogni di un altro condomino. Con sorprendenti ( ed inaspettati, almeno per quello a cui era abituato) movimenti, riuscì ad indossare mutande e pantalone.
Così il signor Brachetti, puntiglioso ingegnere in pensione, si lo trovò di fronte a petto nudo mentre eseguiva degli esercizi di riscaldamento.
-Mah..- esordì il perplesso vicino
- Ginnastica in spazi chiusi. Salendo e scendendo, il corpo si rilassa ed espelle lo stress superfluo. Non ha mai sentito parlare del Professor Aurelis?-
Il povero Brachetti,poco convinto dalla spiegazione, rimase in silenzio per il resto del breve tragitto.
Giorgio si finì di vestire mentre il cancello automatico finiva di aprirsi.
La sua smart si gettò con impeto guerriero nel traffico, e venti minuti dopo raggiunse il suo obiettivo.
Orgoglioso dei suoi calzini bianchi, ormai riappacificati dopo la precedente separazione, fece il suo ingresso nel prestigioso circolo.
Il presidente, in impeccabile completo da tennista di mezz'età tendente all'aldilà, era scuro in viso.
- Finalmente, si può sapere che fine avevi fatto?-
- C'era un traffico incredibile-
- Ma che dici..Non c'era nessuno per strada-
- è che ho avuto un piccolo contrattempo a casa...-
- Si lo so. Mia figlia mi ha detto tutto. Ma ho trovato la soluzione. La colf la prendo io, tanto ne ho già due. Poi, magari tra un mese, la licenzio..-
Giorgio si limitò ad annuire.
Cominciarono a giocare. Il presidente, suo suocero da ormai cinque anni, era un pessimo giocatore, ma anche un uomo molto permaloso. Così, tutti cercavano di farlo vincere, o almeno perdere con onore. Ma quel giorno Giorgio proprio non ci riusciva. Ogni volta che colpiva la pallina pensava alla sua bella colf che se ne sarebbe andata per sempre.
Così, quando si apprestava a servire per il set, capì improvvisamente quello che doveva fare.
Alzò la pallina in aria, e la colpì con incredibile violenza.
C'era qualcosa in quella donna, qualcosa di ineffabile e profondo. Lei aveva un dono, un incredibile talento. Come quel dolce che da bambino gli piaceva tanto. Brutto ma buono. Ecco, lei era brutta ma *****. Un'autentica fuoriclasse. Bastavano cinque minuti sotto le lenzuola con lei, e il mondo perdeva ogni suo significato.
Cazzo, il presidente. In un attimo, Giorgio si alzò velocemente dal letto. Raccolse i vestiti da terra, immersi in una coltre di polvere. Quella casa era proprio uno schifo. Sua moglie avrebbe continuato a chiedere il licenziamento della loro nuova donna delle pulizie, e lui avrebbe cercato di nuova di difenderla, sanza addurre motivazioni plausibili. Se solo avesse potuto spiegarle sinceramente " Vedi cara, è che la devi intendere in senso più metaforico: in effetti, come scopa lei.."
Ancora nudo, uscì dalla porta dell'appartamento. Sul pianerottolo non c'era nessuno, e doveva sfruttare al meglio il poco tempo rimasto. Forse, sarebbe riuscito a tardare solo di una quindicina di minuti. Entrò nell'ascensore, ma non riuscì a spingere il pulsante che venne risucchiato dai bisogni di un altro condomino. Con sorprendenti ( ed inaspettati, almeno per quello a cui era abituato) movimenti, riuscì ad indossare mutande e pantalone.
Così il signor Brachetti, puntiglioso ingegnere in pensione, si lo trovò di fronte a petto nudo mentre eseguiva degli esercizi di riscaldamento.
-Mah..- esordì il perplesso vicino
- Ginnastica in spazi chiusi. Salendo e scendendo, il corpo si rilassa ed espelle lo stress superfluo. Non ha mai sentito parlare del Professor Aurelis?-
Il povero Brachetti,poco convinto dalla spiegazione, rimase in silenzio per il resto del breve tragitto.
Giorgio si finì di vestire mentre il cancello automatico finiva di aprirsi.
La sua smart si gettò con impeto guerriero nel traffico, e venti minuti dopo raggiunse il suo obiettivo.
Orgoglioso dei suoi calzini bianchi, ormai riappacificati dopo la precedente separazione, fece il suo ingresso nel prestigioso circolo.
Il presidente, in impeccabile completo da tennista di mezz'età tendente all'aldilà, era scuro in viso.
- Finalmente, si può sapere che fine avevi fatto?-
- C'era un traffico incredibile-
- Ma che dici..Non c'era nessuno per strada-
- è che ho avuto un piccolo contrattempo a casa...-
- Si lo so. Mia figlia mi ha detto tutto. Ma ho trovato la soluzione. La colf la prendo io, tanto ne ho già due. Poi, magari tra un mese, la licenzio..-
Giorgio si limitò ad annuire.
Cominciarono a giocare. Il presidente, suo suocero da ormai cinque anni, era un pessimo giocatore, ma anche un uomo molto permaloso. Così, tutti cercavano di farlo vincere, o almeno perdere con onore. Ma quel giorno Giorgio proprio non ci riusciva. Ogni volta che colpiva la pallina pensava alla sua bella colf che se ne sarebbe andata per sempre.
Così, quando si apprestava a servire per il set, capì improvvisamente quello che doveva fare.
Alzò la pallina in aria, e la colpì con incredibile violenza.
domenica 9 settembre 2007
Calzini Spaiati ( La partita di tennis 1)
-Mi dispiace signore, ma non posso farla entrare..-
-È impazzito? Vuole farsi licenziare? Sono socio benemerito, e se non si sbriga a farmi entrare le giuro che per lei saranno tempi duri..-
- Non posso..I suoi calzini signore..-
-Cos'hanno i miei calzini?-
- Sono spaiati-
- Cosa sta dicendo...-
Giorgio non riuscì a terminare la frase. Rimase con la testa china a guardare due calzini che in comune avevano solo il nome.
Uno, rosso e orgoglioso, sembrava guardare l'altro, bianco e sobrio, con un pizzico di superiorità.
Alzò il capo. Il portiere aveva ragione. Le regole erano ferree. Ed una cosa del genere non si poteva perdonare neanche al Presidente. Che caduta di stile. Tutto per colpa di quella donna.
Da due settimane non faceva altro che scombinare la sua vita. E non era neanche bella. Almeno, non in senso classico. Però ci sapeva fare. A guardarla con gli occhi della ragione, Giorgio non gli avrebbe dedicato un attimo. Ma quando si infilava sotto le coperte, era tutta un'altra storia.
Eppure, aveva cercato di dirglielo.
- Non adesso...non adesso..che ho la partita di tennis con il presidente-
Lei però in risposta si era tuffata fra le lenzuola, ed era atterrata sul basso ventre di Giorgio.
Le sue mani sapienti gli avevano fatto dimenticare del rigido formalismo del club, e ostaggio della fretta, si era ritrovato con due calzini diversi.
Certo, aveva un'ottima giustificazione, ma era una storia troppo lunga da raccontare al portiere. E poi, c'erano degli aspetti da tralasciare, come il fatto che lei era la sua donna delle pulizie, e lui era sposato, eppure la casa era sempre sporca e sua moglie non faceva altro che cercare una sostituta.
Nel suo portafogli trovò un ottimo riassunto universale, e lo allungò al portiere.
- Tra dieci minuti sono di nuovo qui. Mi raccomando, non fare parola a nessuno di questo- disse, indicandosi i piedi.
Il portiere respinse un sorriso, e forte della sua posizione di testimone privilegiato sogghignò
- Sa, è difficile..è che dicono tutti che ho una buona memoria-
Giorgio sbuffò, e gli allungò altre due o tre banconote.
-Certo, non posso proprio ricordarmi tutto- sorrise il portiere con le tasche piene e la mente un pò più vuota.
Giorgio salì sulla sua Smart, e cominciò un improvabile slalom fra le macchine.
Un turista tedesco rischiò la vita mentre attraversava la strada, e per festeggiare lo scampato pericolo vomitò incomprensibili insulti all'indirizzo della smart.
Dopo aver stabilito il nuovo record mondiale Aniene-Vigna Clara, Giorgio parcheggiò la sua macchina accanto al Suv di chissà quale effimera star della tivù( sua moglie gli aveva anche detto in nome, ma in quel momento la casa era molto sporca) e corse verso il suo appartamento.
Entrò senza curarsi di nessuno, con un unico obiettivo in testa: un calzino bianco.
Lo trovò sulla mensola dell'armadio, solo e abbandonato dal suo compagno di una vita.
Giorgio lo prese, lo poggiò sul letto e si tolse quello sbagliato.
Guardò l'orologio. Però, ho ancora cinque minuti...
In quel momento si aprì la porta.
- No,- fece lui -Adesso No-
Come risposta, due mani esperte si misero a frugare nei suoi pantaloni come trivelle in cerca di petrolio.
Il presidente avrebbe dovuto aspettare un pò....
-È impazzito? Vuole farsi licenziare? Sono socio benemerito, e se non si sbriga a farmi entrare le giuro che per lei saranno tempi duri..-
- Non posso..I suoi calzini signore..-
-Cos'hanno i miei calzini?-
- Sono spaiati-
- Cosa sta dicendo...-
Giorgio non riuscì a terminare la frase. Rimase con la testa china a guardare due calzini che in comune avevano solo il nome.
Uno, rosso e orgoglioso, sembrava guardare l'altro, bianco e sobrio, con un pizzico di superiorità.
Alzò il capo. Il portiere aveva ragione. Le regole erano ferree. Ed una cosa del genere non si poteva perdonare neanche al Presidente. Che caduta di stile. Tutto per colpa di quella donna.
Da due settimane non faceva altro che scombinare la sua vita. E non era neanche bella. Almeno, non in senso classico. Però ci sapeva fare. A guardarla con gli occhi della ragione, Giorgio non gli avrebbe dedicato un attimo. Ma quando si infilava sotto le coperte, era tutta un'altra storia.
Eppure, aveva cercato di dirglielo.
- Non adesso...non adesso..che ho la partita di tennis con il presidente-
Lei però in risposta si era tuffata fra le lenzuola, ed era atterrata sul basso ventre di Giorgio.
Le sue mani sapienti gli avevano fatto dimenticare del rigido formalismo del club, e ostaggio della fretta, si era ritrovato con due calzini diversi.
Certo, aveva un'ottima giustificazione, ma era una storia troppo lunga da raccontare al portiere. E poi, c'erano degli aspetti da tralasciare, come il fatto che lei era la sua donna delle pulizie, e lui era sposato, eppure la casa era sempre sporca e sua moglie non faceva altro che cercare una sostituta.
Nel suo portafogli trovò un ottimo riassunto universale, e lo allungò al portiere.
- Tra dieci minuti sono di nuovo qui. Mi raccomando, non fare parola a nessuno di questo- disse, indicandosi i piedi.
Il portiere respinse un sorriso, e forte della sua posizione di testimone privilegiato sogghignò
- Sa, è difficile..è che dicono tutti che ho una buona memoria-
Giorgio sbuffò, e gli allungò altre due o tre banconote.
-Certo, non posso proprio ricordarmi tutto- sorrise il portiere con le tasche piene e la mente un pò più vuota.
Giorgio salì sulla sua Smart, e cominciò un improvabile slalom fra le macchine.
Un turista tedesco rischiò la vita mentre attraversava la strada, e per festeggiare lo scampato pericolo vomitò incomprensibili insulti all'indirizzo della smart.
Dopo aver stabilito il nuovo record mondiale Aniene-Vigna Clara, Giorgio parcheggiò la sua macchina accanto al Suv di chissà quale effimera star della tivù( sua moglie gli aveva anche detto in nome, ma in quel momento la casa era molto sporca) e corse verso il suo appartamento.
Entrò senza curarsi di nessuno, con un unico obiettivo in testa: un calzino bianco.
Lo trovò sulla mensola dell'armadio, solo e abbandonato dal suo compagno di una vita.
Giorgio lo prese, lo poggiò sul letto e si tolse quello sbagliato.
Guardò l'orologio. Però, ho ancora cinque minuti...
In quel momento si aprì la porta.
- No,- fece lui -Adesso No-
Come risposta, due mani esperte si misero a frugare nei suoi pantaloni come trivelle in cerca di petrolio.
Il presidente avrebbe dovuto aspettare un pò....
mercoledì 25 luglio 2007
è uscito Bad angels Numero due
domenica 22 luglio 2007
Interludio:Frankestein 1945
Sorvegliare quel laboratorio era terribilmente noioso. Per fortuna c'era Fransiska.
Un perfetto esempio della superiorità della razza ariana: una bionda di un metro ed ottanta con un fisico di stupefacente bellezza. Quando entrò dalla porta, Uwe ebbe un sussulto. Sotto il camice bianco della sua collega si potevano intravedere i contorni neri del reggicalze. Uwe cominciò a sentire come un fastidioso limite la patta dei suoi pantaloni. Con un gesto veloce della mano, lei gli venne in aiuto sbottonando la cerniera.
- Dobbiamo sbrigarci, tra mezz'ora devo trovarmi nello studio del professore-
- Non ti preoccupare- disse lui, togliendole il camice.
Fransiska si sedette sopra il tavolo, e con le gambe aperte sembrava invitarlo alla penetrazione.
- Lì no, il professore è stato categorico. La macchina non deve essere in alcun modo sfiorata.-
In tutta risposta, lei divaricò ancora di più le gambe.
Neanche la Grande MadrePatria Germania poteva avere un effetto più forte su di lui.
Con il cervello ormai ostaggio del testosterone, si calò i pantaloni e si diresse esattamente dove la suo libido aveva deciso.
Nella struggente estasi dell'amore, sfiorò senza neanche accorgersene uno dei due elettrodi della macchina.
Un'imprevista impennata dell'interruttore delle radiazioni concise con un fortunato orgasmo simultaneo.
- Allora professore, sono impaziente di vedere il risultato dei suoi esperimenti-
- Quello che sta per vedere è solo il primo esemplare di una nuova specie- disse Mengele, srotolando un telo sopra di un'enorme gabbia.
-Certo, come potrà notare è ancora un prototipo- fece, indicando una gigantesca creatura deforme- Le imperfezioni del corpo sono dovute ai cadaveri che abbiamo avuto a disposizione negli ultimi tempi.. Spero in futuro di poter disporre di qualcosa di più intero-
- Se il risultato è in linea con le nostre aspettative, lei non dovrà più preoccuparsi di niente-
-Perfetto- congolò il professore sfregandosi le mani.- Fate entrare i prigionieri.- urlò ad uno dei suoi collaboratori- Ora le farò vedere di cosa è capace questo mostro-
- Sembra così tranquillo-
- Sono le sbarre. Ha imparato a conoscere che possono fargli molto male-
- Sono elettrificate?-
- Naturalmente- disse indicando il metallo.
La creatura in fondo alla gabbia sembrava quasi inerme. Seduta con la testa china sulla spalla, assomigliava ad una statua realizzata con le proporzioni sbagliate. Il braccio destro, decisamente più lungo del sinistro, era appoggiato a terra. Solo gli occhi davano piccoli cenni di vita. Di un verde brillante, erano l'unico vero legame apparente di quell'essere con la razza umana.
Si spalancò la porta. Un gruppo di prigionieri entrò nella sala.C'erano soprattutto donne e bambine. Il professore fece un cenno ad uno dei suoi collaboratori, poi con voce pacata si diresse al suo interlocutore.
- Si allontani. è necessario prendere le dovute precauzioni-
-è sicuro che si tratti di un test significativo? Si tratta di donne e bambini, e per giunta di razza inferiore.-
-Cambierà idea quando saranno fatti a pezzi- disse il professore prima di attivare l'elettricità intorno alla gabbia.
Il suo sguardò si diresse su di una ragazzina dal fisico consunto e l'espressione fissa, come persa nel vuoto. - Faccia entrare quella bambina per prima- ordinò ad un suo collaboratore.
- Ma è uno scricciolo! Quasi non si regge in piedi-
- Più sono deboli, più lo irriteranno-
La piccola entrò nella gabbia, ed un secco rumore metallico indicò che era prigioniera.
Si muoveva con un'estrema lentezza, ma non per la paura. In effetti era talmente stanca che non aveva neanche capito dove si trovasse con esattezza.
La creatura in fondo alla gabbia si alzò senza fretta, e con passi altrettanto lenti si avvicinò alla bambina. Non fece in tempo a sfiorarla che lei svenne. Il suo corpicino denutrito si piegò a terra come un fuscello spinto dal vento. Prima dell'urto con il suolo, il gigante la prese con la mano, e delicatamente la sollevò in grembo.
- Bè che sta facendo? Non dovrebbe farla a pezzi?-
- Un attimo di pazienza capitano. Solo un momento-
Un arcobaleno di colori per un momento si riflesse nelle lenti del professore.
Dopodichè, la creatura poggiò la bambina a terra. Il colorito della pelle era diventato di un rosa vivo, ed anche il corpo non sembrava più così denutrito. La ragazzina aprì gli occhi e cominciò a camminare.
- Complimenti professore. Aveva detto che mi avrebbe dato un mostro d'incredibile ferocia, e tutto quello che mi ritrovò è un disgustoso ed inutile obbrobrio. Sparate- fece ai suoi soldati, indicando la gabbia.
- Nooo!!! Ha curato la bambina.. Non è un il guerriero che le avevo promesso, ma potrebbe esserci ugualmente utile-
- Professore, i suoi vaneggiamenti non mi interessano più.Da questo momento, lei è destiuito dalla sua carica- disse con voce ferma, mentre i mitra dei suoi soldati venivano scaricati contro la creatura nella gabbia.
Sangue di un brillante colore arcobaleno cominciò a scorrere sul terreno, ma del mostro non ce n'era più traccia.
-Ti troverò, ovunque tu sia andato- mormorò il professore sottovoce.
Un perfetto esempio della superiorità della razza ariana: una bionda di un metro ed ottanta con un fisico di stupefacente bellezza. Quando entrò dalla porta, Uwe ebbe un sussulto. Sotto il camice bianco della sua collega si potevano intravedere i contorni neri del reggicalze. Uwe cominciò a sentire come un fastidioso limite la patta dei suoi pantaloni. Con un gesto veloce della mano, lei gli venne in aiuto sbottonando la cerniera.
- Dobbiamo sbrigarci, tra mezz'ora devo trovarmi nello studio del professore-
- Non ti preoccupare- disse lui, togliendole il camice.
Fransiska si sedette sopra il tavolo, e con le gambe aperte sembrava invitarlo alla penetrazione.
- Lì no, il professore è stato categorico. La macchina non deve essere in alcun modo sfiorata.-
In tutta risposta, lei divaricò ancora di più le gambe.
Neanche la Grande MadrePatria Germania poteva avere un effetto più forte su di lui.
Con il cervello ormai ostaggio del testosterone, si calò i pantaloni e si diresse esattamente dove la suo libido aveva deciso.
Nella struggente estasi dell'amore, sfiorò senza neanche accorgersene uno dei due elettrodi della macchina.
Un'imprevista impennata dell'interruttore delle radiazioni concise con un fortunato orgasmo simultaneo.
- Allora professore, sono impaziente di vedere il risultato dei suoi esperimenti-
- Quello che sta per vedere è solo il primo esemplare di una nuova specie- disse Mengele, srotolando un telo sopra di un'enorme gabbia.
-Certo, come potrà notare è ancora un prototipo- fece, indicando una gigantesca creatura deforme- Le imperfezioni del corpo sono dovute ai cadaveri che abbiamo avuto a disposizione negli ultimi tempi.. Spero in futuro di poter disporre di qualcosa di più intero-
- Se il risultato è in linea con le nostre aspettative, lei non dovrà più preoccuparsi di niente-
-Perfetto- congolò il professore sfregandosi le mani.- Fate entrare i prigionieri.- urlò ad uno dei suoi collaboratori- Ora le farò vedere di cosa è capace questo mostro-
- Sembra così tranquillo-
- Sono le sbarre. Ha imparato a conoscere che possono fargli molto male-
- Sono elettrificate?-
- Naturalmente- disse indicando il metallo.
La creatura in fondo alla gabbia sembrava quasi inerme. Seduta con la testa china sulla spalla, assomigliava ad una statua realizzata con le proporzioni sbagliate. Il braccio destro, decisamente più lungo del sinistro, era appoggiato a terra. Solo gli occhi davano piccoli cenni di vita. Di un verde brillante, erano l'unico vero legame apparente di quell'essere con la razza umana.
Si spalancò la porta. Un gruppo di prigionieri entrò nella sala.C'erano soprattutto donne e bambine. Il professore fece un cenno ad uno dei suoi collaboratori, poi con voce pacata si diresse al suo interlocutore.
- Si allontani. è necessario prendere le dovute precauzioni-
-è sicuro che si tratti di un test significativo? Si tratta di donne e bambini, e per giunta di razza inferiore.-
-Cambierà idea quando saranno fatti a pezzi- disse il professore prima di attivare l'elettricità intorno alla gabbia.
Il suo sguardò si diresse su di una ragazzina dal fisico consunto e l'espressione fissa, come persa nel vuoto. - Faccia entrare quella bambina per prima- ordinò ad un suo collaboratore.
- Ma è uno scricciolo! Quasi non si regge in piedi-
- Più sono deboli, più lo irriteranno-
La piccola entrò nella gabbia, ed un secco rumore metallico indicò che era prigioniera.
Si muoveva con un'estrema lentezza, ma non per la paura. In effetti era talmente stanca che non aveva neanche capito dove si trovasse con esattezza.
La creatura in fondo alla gabbia si alzò senza fretta, e con passi altrettanto lenti si avvicinò alla bambina. Non fece in tempo a sfiorarla che lei svenne. Il suo corpicino denutrito si piegò a terra come un fuscello spinto dal vento. Prima dell'urto con il suolo, il gigante la prese con la mano, e delicatamente la sollevò in grembo.
- Bè che sta facendo? Non dovrebbe farla a pezzi?-
- Un attimo di pazienza capitano. Solo un momento-
Un arcobaleno di colori per un momento si riflesse nelle lenti del professore.
Dopodichè, la creatura poggiò la bambina a terra. Il colorito della pelle era diventato di un rosa vivo, ed anche il corpo non sembrava più così denutrito. La ragazzina aprì gli occhi e cominciò a camminare.
- Complimenti professore. Aveva detto che mi avrebbe dato un mostro d'incredibile ferocia, e tutto quello che mi ritrovò è un disgustoso ed inutile obbrobrio. Sparate- fece ai suoi soldati, indicando la gabbia.
- Nooo!!! Ha curato la bambina.. Non è un il guerriero che le avevo promesso, ma potrebbe esserci ugualmente utile-
- Professore, i suoi vaneggiamenti non mi interessano più.Da questo momento, lei è destiuito dalla sua carica- disse con voce ferma, mentre i mitra dei suoi soldati venivano scaricati contro la creatura nella gabbia.
Sangue di un brillante colore arcobaleno cominciò a scorrere sul terreno, ma del mostro non ce n'era più traccia.
-Ti troverò, ovunque tu sia andato- mormorò il professore sottovoce.
mercoledì 11 luglio 2007
Giù le mani dai miei piselli Parte Seconda
Il peggio era passato. Strinse tra le dita alcuni piselli dal seme rugoso per rilassarsi. La sua coltura era pressochè salva.
" Sei sicuro che non ci vuoi fare la zuppa con quei fagioli verdi?" chiese Zdenek, che non capiva molto di botanica. Il suo compito era quello di pulire, poi che differenza ci fosse tra un glicine ed un geranio non lo riguardava di certo.
" Non sono fagioli" rispose Mendel con una calma che sapeva troppo di quiete prima della tempesta " sono piselli selvatici".
" Mi servono per alcuni esperimenti che sto facendo" continuò, cercando di spegnere la rabbia che cresceva in lui.
"Mmmm" lo guardò Zdenek " E come sono nella zuppa? Perchè i fagioli sono buoni della zuppa.."
" Ti ho già detto, che mi servono per alcuni esperimenti..."
" Ho capito"
" Hai capito?"
"" Si.." " Tu stai cercando di fare una zuppa con quei cosi.."
" Piselli" lo interruppe Mendel, al culmine dell'esasperazione.
" Ma non serve perdere tutto questo tempo.. C'è già la zuppa con i fagioli, che è molto buona"
" Si ma io non ci devo fare la zuppa Zdenek.. Ci devo fare degli esperimenti.."
" E allora perchè mi hai detto che ci dovevi fare la zuppa?"
" Ma io non te l'ho detto.."
" Certo..e allora perchè non li vuoi buttare?"
Mendel alzò la testa. Il sole splendeva alto nel cielo. Dio lo stava osservando, e non avrebbe apprezzato se avesse cercato di colpire Zdenek..
Si sedette su di una sedia di legno.
" Non vai a fare colazione Zdenek?"
" Vuoi offrimi la zuppa? Io quei cosi non li voglio.."
"No, voglio rimanere un momento solo nella serra a pregare"
" A pregare? Qui?"
" Si.. Posso?"
" In tal caso... Finisco dopo" disse poggiando la scopa al muro.
Un attimo dopo la sua scomparsa, Mendel giunse le mani, per ringraziare Dio.
"E ora, tocca a voi, piccoli miei" disse fra sè e sè.
"Allora, tu entri nella stanza con la tua vestaglietta trasparente,e li guardi con fare ammiccante. Poi reciti la tua battuta "E ora tocca a voi, piccoli miei".
" Come piccoli miei.. è più di venti centimetri." fece una voce la fondo della sala.
" Si Eric, ma ora interpreti il ruolo di uno dei sette nani"
" Veramente, neanche a me sembrano così piccoli"
" Ci mancava solo la principessa. Per una volta, puoi fare quello che ti dico senza lamentarti?"
" Ricordati che questo è il mio ultimo film del genere. Dopo, voglio solo ruoli impegnati"
" Perchè, questo non ti impegna abbastanza?" disse uno dei nani, allundendo alla sua terza gamba, che tesa verso di lei, formava un angolo retto con il suo ventre.
" Questo è solo uno dei tanti motivi per cui non mi vedrete più" rispose lei, con una voce fredda e distaccata che però sembrava non influenzare le velleità artistiche del suo collega.
" Va bene, ne abbiamo già parlato. Dopo, solo ruoli impegnati. Ora per favore, puoi ringraziare i sette nani per averti salvato dalla strega cattiva?"
" Si" disse lei a malincuore.
Prima di entrare sul set, si guardò allo specchio. Madre natura aveva fatto un'ottimo lavoro con il suo corpo, ed ora era tempo di sfruttarlo meglio.
"Sono la più bella del reame" pensò, prima di aprire la porta.
"E ora tocca a voi, piccoli miei". I sette nani, che poi tanto nani non erano, sorrisero.
" Sei sicuro che non ci vuoi fare la zuppa con quei fagioli verdi?" chiese Zdenek, che non capiva molto di botanica. Il suo compito era quello di pulire, poi che differenza ci fosse tra un glicine ed un geranio non lo riguardava di certo.
" Non sono fagioli" rispose Mendel con una calma che sapeva troppo di quiete prima della tempesta " sono piselli selvatici".
" Mi servono per alcuni esperimenti che sto facendo" continuò, cercando di spegnere la rabbia che cresceva in lui.
"Mmmm" lo guardò Zdenek " E come sono nella zuppa? Perchè i fagioli sono buoni della zuppa.."
" Ti ho già detto, che mi servono per alcuni esperimenti..."
" Ho capito"
" Hai capito?"
"" Si.." " Tu stai cercando di fare una zuppa con quei cosi.."
" Piselli" lo interruppe Mendel, al culmine dell'esasperazione.
" Ma non serve perdere tutto questo tempo.. C'è già la zuppa con i fagioli, che è molto buona"
" Si ma io non ci devo fare la zuppa Zdenek.. Ci devo fare degli esperimenti.."
" E allora perchè mi hai detto che ci dovevi fare la zuppa?"
" Ma io non te l'ho detto.."
" Certo..e allora perchè non li vuoi buttare?"
Mendel alzò la testa. Il sole splendeva alto nel cielo. Dio lo stava osservando, e non avrebbe apprezzato se avesse cercato di colpire Zdenek..
Si sedette su di una sedia di legno.
" Non vai a fare colazione Zdenek?"
" Vuoi offrimi la zuppa? Io quei cosi non li voglio.."
"No, voglio rimanere un momento solo nella serra a pregare"
" A pregare? Qui?"
" Si.. Posso?"
" In tal caso... Finisco dopo" disse poggiando la scopa al muro.
Un attimo dopo la sua scomparsa, Mendel giunse le mani, per ringraziare Dio.
"E ora, tocca a voi, piccoli miei" disse fra sè e sè.
"Allora, tu entri nella stanza con la tua vestaglietta trasparente,e li guardi con fare ammiccante. Poi reciti la tua battuta "E ora tocca a voi, piccoli miei".
" Come piccoli miei.. è più di venti centimetri." fece una voce la fondo della sala.
" Si Eric, ma ora interpreti il ruolo di uno dei sette nani"
" Veramente, neanche a me sembrano così piccoli"
" Ci mancava solo la principessa. Per una volta, puoi fare quello che ti dico senza lamentarti?"
" Ricordati che questo è il mio ultimo film del genere. Dopo, voglio solo ruoli impegnati"
" Perchè, questo non ti impegna abbastanza?" disse uno dei nani, allundendo alla sua terza gamba, che tesa verso di lei, formava un angolo retto con il suo ventre.
" Questo è solo uno dei tanti motivi per cui non mi vedrete più" rispose lei, con una voce fredda e distaccata che però sembrava non influenzare le velleità artistiche del suo collega.
" Va bene, ne abbiamo già parlato. Dopo, solo ruoli impegnati. Ora per favore, puoi ringraziare i sette nani per averti salvato dalla strega cattiva?"
" Si" disse lei a malincuore.
Prima di entrare sul set, si guardò allo specchio. Madre natura aveva fatto un'ottimo lavoro con il suo corpo, ed ora era tempo di sfruttarlo meglio.
"Sono la più bella del reame" pensò, prima di aprire la porta.
"E ora tocca a voi, piccoli miei". I sette nani, che poi tanto nani non erano, sorrisero.
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